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  • Orto Botanico Zurigo | terrimago

    Il verde botanico a Zurigo si divide in due: da una parte l’orto botanico, dall’altra la vastissima serra malgascia allo Zoo. Istituito negli anni ‘70 ed inizialmente privato, ora l’Orto Botanico di Zurigo fa parte del dipartimento di Scienze Naturali dell’Università di Zurigo. SVIZZERA ORTO BOTANICO DI ZURIGO E LA SERRA DEL MADAGASCAR di CARLA DE AGOSTINI Il verde botanico a Zurigo si divide in due: da una parte l’orto botanico, dall’altra la vastissima serra malgascia allo Zoo. Il primo è situato su una collinetta non lontano dal centro cittadino e non perde il suo fascino nemmeno d’inverno. Istituito negli anni ‘70 ed inizialmente privato, ora l’ Orto Botanico di Zurigo fa parte dell'Istituto di Botanica Sistematica ed Evolutiva dell’Università di Zurigo. Il giardino presenta tre serre visitabili a mezza sfera con differenti aree climatiche: la foresta tropicale di montagna, l’area dei venti secchi dei tropici con una vetrina dedicata alle piante carnivore e la foresta pluviale tropicale delle pianure, dove l’umidità è del 90% e la temperatura è di circa 26 °C sia d’estate che d’inverno. Le serre disegnate da Hans e Annemarie Hubacher, Peter Issler e Hansulrich Maurer, terminate nel 1976, ad oggi sono state più volte ristrutturate in plexiglas perché col tempo avevano perso gran parte della loro trasparenza con effetti dannosi sulla crescita delle piante. L’entrata principale è da Zollikerstrasse, salendo le scale, già si può ammirare l’attenzione e la cura richiamate dal Mixed Border : uno stile sviluppato in Inghilterra alla fine del 19° secolo, che permette di valorizzare le piante durante ogni stagione. Fiori annuali, piante perenni e piccoli arbusti vengono selezionati in modo che qualcosa sia sempre in fioritura, in primavera risaltano le geofite, e in inverno ci sono graminacee con infiorescenze sbiadite, che si ricoprono di brina e costituiscono un’attrazione molto particolare. L'obiettivo è didattico e l’interesse è di far risaltare la semina come un processo armonico e naturale. Allo zoo di Zurigo con circa 4.000 animali di 380 specie diverse, dove l’abitante più anziana è una tartaruga gigante delle Galapagos di oltre 70 anni, si aggiungono oltre 5 ettari e mezzo di verde con oltre un milione di specie di piante provenienti da tutto il mondo. La serra malgascia è una struttura metallica alta 30 metri, rivestita in EFTE, un materiale che simula la luce solare, consente di coprire e coibenta, in maniera leggera, gli oltre 11.000 metri quadrati di superficie. Grazie a questo materiale d’avanguardia, sensibile alla luce e ad alto valore d’isolamento, dal giugno 2003, è possibile immergersi in una fitta foresta tropicale, popolata da più di 20 mila piante e 45 specie di vertebrati tropicali, tra cui spiccano gli animali lasciati in libertà, come i lemuri. Qui è possibile vivere la foresta di Masoala, con temperature che variano dai 20 ai 30° C e il suo tasso di umidità altissimo, con una media di precipitazioni di 6 mm al giorno. Queste piogge tropicali sono realizzate attraverso un interessante sistema di riutilizzo dell’acqua piovana, che permette un’irrigazione equivalente di 80.000 litri d’acqua al giorno. La convivenza tra fauna e flora è nata per aiutare la preservazione della biodiversità degli ecosistemi del Madagascar. Attraverso il progetto Masoala, lo zoo di Zurigo ha deciso di sostenere il governo malgascio nella conservazione e nella tutela di una delle zone mondiali ad alto rischio di estinzione. Il Madagascar infatti, nonostante rappresenti solo l’1% della superficie terrestre, è tra le aree più ricche di biodiversità: ci vive circa il 3% totale delle specie animali e vegetali del pianeta e a oggi vi è accertata la perdita di almeno il 70% della copertura vegetale primaria. Flora e fauna si possono apprezzare anche dall’alto, dove si ammirano le piante acquatiche, le felci, le liane, i bambù, e gli animali. Tutta questa attenzione è in linea con uno dei compiti principali assunti dal giardino per il XXI sec: promuovere e rafforzare le relazioni tra vegetazione e umanità, cercando di trasmettere e valorizzare l’interconnessione sempre più evidente tra piante, ambiente e salute. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Melo Cinese Altri giardini botanici e vivai Giardino Botanico Nuova Gussonea Orto Botanico di Catania Orto Botanico di Ginevra Centro Botanico Moutan Orto Botanico di Palermo Roseto di Roma Chicago Batanical Garden Parco Botanico Villa Rocca

  • Incanto di luce Orto Roma | Terrimago

    Fin dagli albori la luce ha sempre affascinato l’uomo perché rappresenta il potere supremo di illuminare l’oscurità. Prima, ovviamente fu il fuoco a rischiarare e a difendere l'uomo, poi Edison portando la luce nelle case con una produzione di massa di lampade e di corrente elettrica, anche se non fu lui l’inventore vero e proprio. All'Orto Botanico di Roma abbiamo un assaggio di Light Art per vederlo sotto una nuova luce. LAZIO ORTO BOTANICO DI ROMA Incanto di luci Fotografie e testo di Cristina Archinto Fin dagli albori la luce ha sempre affascinato l’uomo perché rappresenta il potere supremo di illuminare l’oscurità. Prima, ovviamente fu il fuoco a rischiarare e a difendere l'uomo, poi Edison portando la luce nelle case con una produzione di massa di lampade e di corrente elettrica, anche se non fu lui l’inventore vero e proprio. Oggi abbiamo un po’ perso l’abilità di “vedere al buio" e in assenza di luce diurna siamo abituati ad avere tutto illuminato, ma malgrado questo continuiamo ad essere attratti dalla suo potere e le sorgenti luminose riescono ad emozionare come poche cose al mondo. Attivando particolari abilità cognitive, la luce appassiona, impressiona e in generale crea benessere, legato forse anche a quel recondito ricordo primordiale, e ci porta a un senso armonico con l'ambiente circostante. Inoltre se a una sorgente luminosa magari colorata, si associa anche un flusso sonoro, come un brano musicale, si evince una sensazione quasi tattile finendo per “sentire” la luce. Questo è più o meno quello che succede alla mostra d’arte sensoriale all’Orto Botanico di Roma Incanto di luci. Un percorso di light art di un chilometro e mezzo ideato dal light designer Andreas Boehlke, con le suggestive musiche del compositore e sound designer Burkhard Fincke; opere che raccontano in modo artistico alcuni angoli di questo luogo meraviglioso. Le installazioni, con lampadine a led per avere un minimo impatto ambientale, ci riportano un orto botanico completamente diverso, possiamo proprio dire sotto una diversa luce. Alberi e piante dai colori sfarzosi, prati pieni di lucine intermittenti o palle che si illuminano di mille sfumature di colori diversi, scalinate tappezzate di lucciole o sagome luminose di renne che brucano tra i cespugli e altro ancora. Certo per gli amanti della natura o dell’orto stesso tutto questo fa uno strano effetto, vedere palme blu e fontane verdi o prati ricoperti di lucine rosse risulta stravagante ma bisogna dirlo, in certi casi, queste opere artistiche possono anche ampliare certi sapori, come nella foresta di bambù, dove raggi verdi in movimento “tagliano” di netto, come lame di guerrieri samurai, quei meravigliosi fusti. In altri casi forse l’incanto è poco naturale, come i fiori di loto adagiati sul laghetto del Giardino giapponese risultando poco apprezzabili, ma dall’altro canto le luci colorate tutto intorno fanno risaltare i suoi bei aceri. Alcune opere luminescenti incantano principalmente i bambini come le fate degli alberi o le ali di Trilli ma in generale si respira per lo più entusiasmo e stupore, e la quantità di cellulari che si vedono roteare in aria pronti a diffondere tutto ciò nell’etere, ne sono la prova. Devo ammettere che anche io mi sono molto divertita a fotografare un luogo che in teoria conoscevo molto bene ma che risultava stravolto completamente. Luci che apparivano e sparivano, colori in continuo cambiamento, alberi che prendevano forma diverse perché magari illuminati da sotto e non da sopra, hanno stimolato parecchio la mia creatività. Certo, per quello che possiamo definire come “la cultura del verde e della natura”, non sono certa che tutto questo abbia un riscontro positivo ma di sicuro l’altissima affluenza fa ben sperare che forse, anche solo alcuni di loro, la prossima primavera si ricorderanno di questo luogo magico per tornare a goderselo nel suo aspetto più naturale. Foto ©CRISTINA ARCHINTO Altri giardini botanici e vivai Vivai cuba Orto Botanico di Berlino Orto botanico di Madrid Orto botanico di Amsterdam Orto botanico di Napoli Giardino Botanico Nuova Gussonea Orto Botanico di Catania Orto Botanico di Ginevra

  • Il Giardino dei Tarocchi | Terrimago

    Un luogo dove sculture le sculture monumentali di ​Niki de Saint Phalle dalle fattezze rotonde e dai colori sgargianti, uniche nel loro genere, ti risucchiano in un mondo fantastico e da sogni psichedelici, pur mantenendo una completa armonia con un paesaggio morbido e tipicamente mediterraneo. TOSCANA IL GIARDINO DEI TAROCCHI Le maestose opere di Niki de Saint Phalle immerse nella macchia mediterranea Fotografie e testo ©Cristina Archinto "La Papessa" Era il 1974 quando Niki de Saint Phalle, costretta ad un periodo di convalescenza a St. Moritz, incontra la collezionista d’arte Marella Agnelli nonché moglie di Gianni Agnelli. Le due donne si piacciono subito e l’artista le racconta il progetto che già da un po’ le frulla in testa. Una volta tornate in Italia Marella, insieme ai fratelli Carlo e Nicola Caracciolo, decidono di metterle a disposizione un lotto del loro terreno a Garavicchio, in Toscana, per la realizzazione de Il giardino dei Tarocchi, un perfetto connubio tra arte, natura e spiritualità. Un luogo dove sculture monumentali dalle fattezze rotonde e dai colori sgargianti, uniche nel loro genere, ti risucchiano in un mondo fantastico e da sogni psichedelici, pur mantenendo una completa armonia con un paesaggio morbido e tipicamente mediterraneo. Il cortile del "L'imperatore" Niki de Saint Phalle (1930-2002) è stata una celebre artista francese di origine statunitense, nota per la sua versatilità artistica attraverso molteplici media, tra cui scultura, pittura, installazione e performance. Nata a Neuilly-sur-Seine, in Francia, da genitori franco-americani, Niki ha trascorso parte della sua giovinezza negli Stati Uniti e la sua carriera artistica inizia negli anni '50, con dei dipinti influenzati dal movimento artistico del Nouveau Réalisme. Tuttavia, nel tempo diventata particolarmente famosa per le sue opere scultoree monumentali. La pratica artistica di Saint Phalle in generale è intrisa di simbolismo, femminismo e un approccio audace e provocatorio. Molte delle sue opere scultoree rappresentano figure femminili vigorose e assertive, spesso dipinte con colori vivaci e audaci. Saint Phalle ha utilizzato l'arte come strumento di espressione personale e come mezzo per affrontare temi sociali, come la liberazione delle donne e la denuncia della violenza di genere. L'interno de "L'imperatrice" Resta di fatto che uno dei suoi progetti più rappresentativi è sicuramente Il giardino dei Tarocchi, un complesso scultoreo, dove vengono rappresentati i diversi Arcani dei tarocchi, un lavoro di amore e dedizione, realizzato con l’aiuto di da Jean Tinguely e Doc Winsen, dove le imponenti e maestose statue sembrano prendere vita. Le figure mitologiche e mistiche scolpite in pietra e metallo, dominano il paesaggio con la loro presenza enigmatica. Ogni carta rappresenta una personalità unica e complessa, trasmettendo un senso di antica saggezza e potere. A incominciare dal “Il Mago”, come lo chiama l’artista “Il grande giocoliere. Il Dio che ha creato la meravigliosa farsa di questo mondo nel quale viviamo” e la “Papessa, la grande sacerdotessa del potere femminile”. Queste due opere sono state costruite nel 1980 insieme alla più iconica tra le architetture-sculture di questo luogo l’”Imperatrice-Sfinge”. Posta in una posizione dominante rispetto al resto del parco, questa figura imponente e opulenta richiama alla memoria le Nanas, figure femminili rotonde e gioiose che incarnano un'immagine positiva e potente della donna, nate a partire dagli anni Sessanta. Come Mondrian aveva trasformato il suo appartamento di Parigi in un gigantesco dipinto, Niki ha vissuto all’interno dell’Imperatrice, per tutto il tempo della costruzione del giardino. Ancora oggi gli arredi si presentano come parte integrante della enorme scultura, un variopinto appartamento in cui le forme e i colori si confondono con l'ambiente circostante la macchia mediterranea con alberi e gli arbusti resistenti alla siccità e alle alte temperature estive. "La forza" Piante come il ginepro, il lentisco, la fillirea, l'elicriso, il cisto, l'alloro, l'erica, il corbezzolo e l'alaterno sono la cornice a queste giganti opere d’arti. Sono presenti anche parecchi esemplari di olivi, che rispecchiandosi per merito delle piccole parti riflettenti in stile mosaico delle opere, si illuminano quasi fossero loro veri protagonisti.Piante come il ginepro, il lentisco, la fillirea, l'elicriso, il cisto, l'alloro, l'erica, il corbezzolo e l'alaterno sono la cornice a queste giganti opere d’arti. Sono presenti anche parecchi esemplari di olivi, che rispecchiandosi per merito delle piccole parti riflettenti in stile mosaico delle opere, si illuminano quasi fossero loro veri protagonisti. I mosaici che ricoprono le figure sono stati realizzati con la tecnica trecadis che consiste nell'applicazione di frammenti di ceramica, vetro e specchio, tagliati in modo irregolare, fissati su intonaco bianco. Lo scopo di questa tecnica è quello di riuscire a dar vita a costruzioni somiglianti a creature viventi. Ne è l’esempio “La forza” dove una tenera fanciulla domina un drago temibile verde, tenendolo legato a un guinzaglio invisibile, o “Il diavolo” dalle sue ali variopinte. "La'Imperatrice", la scala de "Il mago" e "La luna" Scoprire tutte le carte con la dicitura esatta dell’artista è molto interessante e apre le porte a nuove consapevolezze. Come del resto il pensare che l’artista ci abbia messo più di vent’anni a realizzare questo giardino, dimostra infatti quanto fosse connessa con questa sua opera enorme e l'impegno personale che vi ha investito. Anche la presenza di una squadra di persone locale, che l'artista ha formato e che continua a mantenere il giardino, testimonia la sua volontà di coinvolgere parecchio la comunità locale e di assicurarsi che il suo lavoro sia preservato e curato nel tempo. "La temperanza" Niki de Saint Phalle è considerata una figura molto influente nell'arte contemporanea e il suo lavoro continua a essere esposto in importanti musei e gallerie in tutto il mondo. La sua eredità artistica è caratterizzata dalla sua capacità di trasformare il dolore personale in opere di bellezza e gioia, ispirando generazioni di artisti e appassionati d'arte e passeggiare in questa suo giardino è un vero e proprio percorso verso l’arte in ogni sua forma, un percorso spirituale ricco di messaggi, che ti spinge a riflessioni fuori dall’ordinario, quasi al limite. GALLERY Fotografie ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri GIARDINI e PARCHI Villa Marlia Giardini Botanici di Villa Taranto Giardini Botanici di Villa Taranto I giardini di Villa Melzi I giardini di Villa Melzi Parco giardini di Sicurtà Parco giardini di Sicurtà Gairdino di Villa Lante Villa Lante parco del Flauto Magico Parco Flauto Magico Bomarzo

  • Orto Botanico di Berlino | terrimago

    L'Orto Botanico di Berlino coi suoi 43 ettari 22.000 specie di piante, le sue 15 serre e il suo museo didattico è uno degli orti più grandi del mondo ed è una vera e propria istituzione botanica. GERMANIA ORTO BOTANICO DI BERLINO Il Mondo in un Giardino Fotografie Cristina Archinto Testo Carla De Agostini e Noa Terracina L ’Orto Botanico di Berlino coi suoi 43 ettari e le sue 22.000 specie di piante è una vera e propria istituzione botanica ed è uno dei più grandi al mondo. Fondato nel 1679 come luogo adibito alla coltivazione di ortaggi, si è poi spostato nel quartiere di Lichterfelde, subendo una trasformazione significativa in giardino paesaggistico tra il 1897 e il 1910 sotto la direzione di Adolf Engler il cui motto era “il mondo in un giardino”. In un terzo dell’intera area esterna dell’orto le piante sono disposte in un ordine fitogeografico, ovvero per area geografica , per cui in quest’area è come passeggiare per i diversi habitat del mondo: dai boschi alle praterie, e dalle montagne degli Stati Uniti a quelle dell’Asia. Per esempio, nei giardini rocciosi sono rappresentati gli Appalachi del versante atlantico e le montagne del Pacifico californiano. Si può poi attraversare l’altopiano anatolico e l’Himalaya, dove è riprodotta la vegetazione sia del versante occidentale caratterizzato da lunghe piogge monsoniche, sia di quello orientale con mesi ancora più umidi e differenze visibili. Per poi concludere in Giappone, dove si possono riconoscere Prunus , Magnolie, e vari tipi di foresta con ad esempio la Cryptomeria japonica e la Sophora japonica . Le zone esterne sono altrettanto interessanti, si passa per l'arboreto che raggruppa gli alberi in base alle loro relazioni naturali, il giardino che stimola l'olfatto e il tatto con piante aromatiche comuni e non , o il giardino delle piante medicinali con circa 230 tipi di piante disposte per aree di applicazione per specifiche malattie, c'è persino un piccolo giardino all’italiana, fino ad arrivare alle paludi e ai giardini acquatici con 200 piante di cui alcuni esemplari in via di estinzione. Un altro angolo molto piacevole è il roseto, molto ben tenuto, ha una notevole collezione di rose da tutto il mondo . Infine, c’è la zona delle piante erbacee, in parte protetta dal passaggio dei visitatori, con al suo interno un’ottantina di piante in via di estinzione. Ma il vero fiore all’occhiello è la grandissima Serra Tropicale, dichiarata Patrimonio dell'Umanità , che da oltre cent’anni è il simbolo del Giardino Botanico. Esempio notevole di architettura in vetro e acciaio del XIX secolo, ancora oggi è una delle serre autoportanti più imponenti e più grandi del mondo, con più di 1.400 specie di piante. Distrutta nell’autunno del 1943 durante la guerra, negli anni 60’ viene ricostruita una prima volta, ma solo grazie all’ultima ristrutturazione del 2009 con materiali tecnologici innovativi diventa una struttura completamente all’avanguardia: con forti risparmi energetici, fino punte al 70% negli impianti di climatizzazione, fondamentali nelle serre. Suddivisa in quattordici ambienti distinti tutti collegati, è da sempre un incanto per chi vi passeggia per la sovrabbondanza di piante e fiori variopinti di ogni tipo e specie: dai bambù giganti nella serra tropicale, alle felci con più di 200 anni , con la collezione di orchidee e piante carnivori nella serra delle felci. Anche le succulente, provenienti dalle regioni tropicali e subtropicali del Vecchio Mondo, hanno una loro serra , in cui dominano le specie di Euphorbia, a forma di candelabro, e di aloe con le loro grandi foglie carnose. La serra vicina invece presenta un paesaggio di succulento del Nuovo Mondo, dove risiedono soprattutto cactus cresciuti a dismisura, ma anche specie come le agavi e altre Crassulaceae . L’ultima arrivata invece è la Victoria House, dove oltre a primeggiare le famose ninfee giganti , come la Victoria Amazonica che con le sue imponenti foglie galleggianti può sopportare fino a un peso di oltre 100 kg distribuito uniformemente, si studiano anche alcune specie che secondo Frontiers Plants Biology sono in via di estinzione, come in Bolivia a causa della distruzione del loro habitat. Un altro luogo di eccellenza è il Museo Botanico aggiunto nel 1905 al complesso dell’Orto Botanico: unico nel suo genere in tutta l’Europa centrale, conserva oltre al prezioso patrimonio dello storico erbario regio e dell’erbario berlinese, gli studi focalizzati sulle interazioni tra i viventi con la chimica dei terreni, la fisica e l’idrologia. Tale impostazione è ereditata dalle ricerche di Adolf Engler, celebre per il suo approccio alla tassonomia delle piante, basato su schemi evolutivi ispirati da Charles Darwin, cui aggiunge l’importanza della distribuzione geografica: l’idea per cui le piante si adattano alle condizioni climatiche, formando delle comunità. In quegli anni presto si parlerà di biotopo, ossia di unità minime territoriali che permettono lo sviluppo di organismi viventi, piante e animali, con determinate caratteristiche fisico-chimico-climatiche; un concetto cruciale per lo sviluppo e la conoscenza di habitat, climi ambientali e dell’odierna ecologia. Per questo la visita al museo è dedicata, oltre che alla discendenza delle piante, ai tipi di vegetazione e ai loro diversi ambienti, all’influenza che l’ambiente e le condizioni climatiche esercitano sulla morfologia delle piante. L’Orto Botanico di Berlino è veramente un crocevia di conoscenze e biodiversità , un luogo di studio e ricerca, ma anche di ospitalità per chiunque voglia passeggiarvi e respirare aria da tutto il mondo. Non c’è stagione che non si distingua egregiamente per i suoi colori, profumi, o scenari, e ogni scusa è buona per passare da qui. IN EVIDENZA LA VICTORIA AMAZONICA La Victoria Amazonica è un nome che ci evoca quelle enormi foglie galleggianti su l’acqua. Ma non tutti sanno che è stata la morfologia di questa ninfea unica a ispirare la serra Crystal Palace di Kew di Londra nel 1851, realizzato in ferro e vetro. L’idea parte proprio dalla forza della foglia, le cui costole della faccia inferiore, organizzate come un sistema di contrafforti, riescono a reggere fino a 100 kg un peso distribuito uniformemente. Le foglie centriche a simmetria radiale rigide e coperte da robuste spine sono rinforzate da più nervature concentriche e flessibili distribuite in direzione opposte, caratteristica morfologica che si ripresenta nella soluzione costruttiva del Crystal Palace. Ma il fascino delle Victoria non si ferma qua, i loro enormi fiori possono raggiungere i 30 cm di diametro, e sbocciano solamente per un giorno e due notti. La prima sera, al crepuscolo, si apre un grosso bocciolo ricoperto di spine e appare un fiore bianco che grazie a una reazione termodinamica innalza la propria temperatura interna 11 gradi sopra a quella ambientale. Questo calore sprigionato e un profumo, simile all’ananas attraggono i coleotteri che all’alba, quando il fiore si richiude, vi rimangono intrappolati. Ma non essendo piante carnivori non muoiono, bensì vi trascorrono la giornata nutrendosi delle appendici floreali ricche di amido. La seconda notte il fiore cambia colore, e prende le tinte del rosa o del rosso e al tramonto libera gli insetti, che intrisi di polline vanno a fecondare un altro fiore. All’alba del secondo giorno il fiore appassisce, si richiude e si immerge, ed è lì che maturerà il frutto. Link Serra Victoria GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri giardini botanici e vivai Orto botanico di Madrid Orto botanico di Amsterdam Orto botanico di Napoli Orto Botanico di Zurigo e la Serra Malgascia Giardino Botanico Nuova Gussonea Orto Botanico di Catania Orto Botanico di Ginevra Centro Botanico Moutan

  • Terrimago edition

    Per mettere in risalto i differenti aspetti dell’universo botanico ed esaltare le caratteristiche più tipiche dei contesti naturali, Terrimago edition realizza libri fotografici curati in ogni dettaglio, anche tradotti in più lingua e valorizzati dal lavoro di esperti tipografi. Si occupa di distribuire i volumi in librerie specializzate e di organizzare presentazioni dei libri durante eventi di settore. Inoltre Terrimago edition realizza pubblicazioni in coproduzione.   Terrimago edition LIBRI Per mettere in risalto i differenti aspetti dell’universo botanico ed esaltare le caratteristiche più tipiche dei contesti naturali, Terrimago edition realizza libri fotografici curati in ogni dettaglio, anche tradotti in più lingua e valorizzati dal lavoro di esperti tipografi. Si occupa di distribuire i volumi in librerie specializzate e di organizzare presentazioni dei libri durante eventi di settore. Inoltre Terrimago edition realizza pubblicazioni in coproduzione. Partendo da titoli e temi particolarmente interessanti, propone collaborazioni ad affascinanti strutture e realtà botaniche, scelte specificamente per le loro qualità, per realizzare dei volumi cartacei. Terrimago edition si occupa di tutte le fasi necessarie per la realizzazione completa di un libro fotografico, non solo per quanto riguarda la particolare attenzione e cura riservata ai servizi fotografici ma anche durante le fasi di stampa e di distribuzione dei volumi. Il lavoro di valorizzazione è essenziale per far crescere la propria realtà al di fuori dei suoi confini naturali ed è con questo obiettivo che Terrimago edition realizza prodotti editoriali in coproduzioni. Queste sono un’opportunità uniche per permettere ad ognuno di promuovere la propria realtà botanica in maniera più vantaggiosa possibile. Ultimi libri in vendita di Terrimago edition

  • Fotografie orti botanici e giardini | Terrimago

    Servizi fotografici di giardini e orti botanici realizzati da terrimago.com. Le fotografie sono di Cristina Archinto e i testi di autori qualificati Servizi fotografici GIARDINI, ORTI E PARCHI Storie avvincenti e mille curiosità Terrimago ti offre l’opportunità di immergerti nei giardini, orti botanici e parchi di tutto il mondo, attraverso servizi realizzati con competenza ed entusiasmo con le fotografie di Cristina Archinto e i testi di diversi autori. Servizi fotografici per appassionati e curiosi fruibile gratuitamente perché secondo noi diffondere la cultura del verde è il primo passo per imparare ad averne il rispetto. Iscrivetevi alla newsletter per tenervi sempre aggiornati e aiutateci a farci conoscere al mondo. ORTI ORTI BOTANICI e scoperte AVVINCENTI Chiunque entri in un Orto Botanico rimane colpito dall’infinita varietà di colori e profumi, attitudini e forme del mondo vegetale. Questi servizi raccontano la storia di una passione che ha spinto gli uomini verso spazi ignoti, a esplorare le frontiere del sapere. Meise Botanical Garden Botanical Gardens Enchantment of light Botanical gardens Dublin Botanic Garden Botanical gardens Berlin Botanical Garden Botanical gardens Madrid Botanical Garden Botanical gardens Amsterdam Botanical Garden Botanical gardens Botanical Garden of Naples Botanical gardens Geneva Botanical Garden Botanical gardens Palermo Botanical Garden Botanical gardens Chicago Botanical Garden Botanical gardens Pallanca Exotic Garden Botanical gardens Botanical Garden of Siena Botanical gardens Zurich Botanical Garden Botanical gardens Villa Rocca Botanical Park Botanical gardens Hanbury Botanic Gardens Botanical gardens Load More AMBIETE Storie e curiosità di piante e vivai Circondati quotidianamente da meravigliose piante e fiori diamo, sempre per scontato che siano sempre state tra noi, ma non è così, la maggior parte del verde che ci appartiene arriva da lontano. Questi servizi approfondiscono la storia di alcune piante e alberi , raccontano da dove vengono e chi ha avuto il coraggio di affrontare interminabili viaggi per farcele conoscere. Inoltre racconta di curiosità e il loro utilizzo in giro per il mondo. The Lavendeto of Assisi Nursery The Victorias Botany Nurseries Cuba Nurseries Water Nursery Nurseries _LIG1663view.jpg Nursery Rome rose garden Garden Opuntia Botany Macarenia clavigera Botany The lawn of Villa Pisani Botany Poppies and bees Botany Palm trees in Liguria Botany Palm groves botany Moutan Botanical Center Nursery Load More GIARDINI parchi e giardini e le loro storie Dietro ogni giardino c'è una storia, anzi spesso mille storie fatte di donne e uomini che hanno amato e lottato per il loro giardini. Storie di pazienza e di lungimiranza, di scoperte e avventure, tante storie che ci sono arrivate a noi attraverso questi luoghi meravigliosi. Royal Villa of Marlia Gardens Garden of Villandry Gardens Engadine Photo diary Z6I_0025.jpg Stories set Orsan Priory Garden Ravino Gardens Garden Botanical Gardens of Villa Taranto Parks Garden of Peace Garden Villa la Pergola Gardens Garden Gardens of Villa Melzi Garden Sigurtà Garden Park Park Bercy park Park Villa Lante Garden Villa la Grange Park Park Masone labyrinth Garden Kenroku-en Garden Garden Load More Tutti i servizi di Terrimago newsletter

  • Curriculum Cristina Archinto | terrimago

    CV Cristina Archinto Biografia Cristina Archinto nasce a Milano. Agli inizi della sua carriera si dedica alla grafica editoriale lavorando per diverse riviste, una passione che nel tempo porterà sempre avanti. Nel 1989 va a vivere a New York e studia fotografia alla Parson School. Una volta rientrata in Italia si concentra sulla fotografia d’architettura; il suo trascorso di grafica l’aiuta nell’equilibrio e nei pesi delle inquadrature. Nel 1999 nasce sua figlia Greta, questo evento le rallenta i ritmi di vita e la porta alla continua ricerca di spazi verdi. Stimolata e attirata fa di questi luoghi il suo nuovo punto focale portandola a concentrarsi sulle atmosfere di un parco, sul dettaglio di un fiore o su un vasto paesaggio. Nel 2002 si trasferisce con la famiglia a Roma per cercare nuovi scenari e una nuova luce. Lì sviluppa la professione di fotografa di giardini collaborando con molte riviste di settore, e pubblicando diversi libri. Allo stesso tempo inizia un percorso più artistico una ricerca sempre incentrata sulle emozioni che la natura ci trasmette esponendo le sue opere in diverse gallerie italiane. I suoi ultimi lavori sono concentrati sul movimento cogliendo luci e restituendo materie e trasparenze nell'equilibrio delle forme e nell'eleganza dei colori. Nel giugno del 2017 ha fondato Terrimago.com una rivista on line sul territorio e sui giardini. https://www.cristinaarchinto.com/ Libri pubblicati 2002 - WILLIAM SHAKESPEARE - PENSIERI PER UN ANNO (Lettere edizioni) “Fotografie poetiche, sensibili e diverse che ritraggono piante e paesaggi accompagnano brani scelti tratti dall’opera shakespeariana scandendo un calendario molto particolare di giorni che passano, ma anche il nostro tempo interiore, i temi della vita, della morte, delle passioni umane” 2004 - VILLA BORGHESE - IL SILENZIO DEL PARCO (Skira) “80 suggestive immagini che raccontano il parco di Villa Borgese; un racconto che si snoda tra I viali, i giochi d’acqua, le statue, i fiori, le piante, e gli angoli più sconosciuti del “più bel giardino di Roma”. “Le bellissime immagini di Cristina Archinto colgono le atmosfere incantate, gli angoli più suggestivi e il silenzio più prezioso parco quando si trasforma in un rifugio per molti.” 2006 - IL GIARDINO CHE VORREI (Electa) “Attraverso immagini uniche capaci di rendere la grazia più timida anche alle piante più umili Cristina Archinto ci accompagna in giro per varie tipologie di giardini e paesaggi.” Una fotografa, capace di cogliere il fascino sia di un paesaggio quotidiano e accessibile a tutti e sia di certe tessiture colte nel loro momento di grazia, e che ci insegna a “vederci” intorno e a come in fondo basti poco per “fare e coltivare”un bel giardino. Un libro che ci sussurra che la bellezza della natura si nasconda ovunque, anche dove meno ce l’aspettiamo” 2008- ROMA E I SUOI LUOGHI D’ACQUA (Babalibri) Guida fotografica di Roma per giovani viaggiatori 2013 - GUARDA! APPUNTI DA UN FINESTRINO (Canneto editore) Un libro incentrato sui paesaggi italiani realizzato da un treno ad alta velocità 2020 - Orti Botanici d'Europa Un viaggio tra storia scienza e cultura (Terrimago edition) link

  • Orto botanico Palermo| Terimago

    L’Orto Botanico di Palermo venne inaugurato nel 1795 con lo scopo di contribuire allo sviluppo delle scienze botaniche e mediche nella città siciliana. Nel settore più antico dell'Orto le piante sono ancora disposte secondo il sistema di classificazione di Linneo. SICILIA Orto Botanico di Palermo DI MARGHERITA LOMBARDI L’Orto Botanico di Palermo sorge accanto a Villa Giulia, confinante con il quartiere Kalsa. Nel 1779, per accompagnare la neonata Accademia di Regi studi, che aveva annessa la cattedra di Botanica e Materia medica, era stato creato un piccolo orto botanico, adiacente alla Porta di Carini, ma divenuto insufficiente per le esigenze della cattedra, nel 1786 fu trasferito nella sede attuale. Tra il 1789 e il 1795 vennero costruiti gli edifici principali, il Gymnasium e i due corpi laterali del Tepidarium e del Calidarium, in stile neoclassico, progettati dall’architetto francese Leon Dufurny. In origine il giardino, arricchito con vasche e fontane e un magnifico Aquarium, era diviso in appezzamenti rettangolari per dividere le collezioni secondo il sistema di Linneo, ma nei primi anni dell’Ottocento venne modificato. L’Orto fu ancora ingrandito in periodi successivi, e vi venne realizzato per esempio un boschetto di piante esotiche e il Giardino d’inverno, in una serra di grandi dimensioni. Negli anni ’30 del Novecento acquisì l’aspetto definitivo, con la zona dell’ingresso suddiviso in aree regolari e la zona meridionale solcata da sentieri più articolati. Le collezioni. L’Orto Botanico di Palermo ospita, in totale, 12.000 specie, provenienti principalmente dal Sud Africa, dall’Australia e dal Sud America. Tra queste, vi sono il gigantesco esemplare di Ficus macrophylla, simbolo dell’Orto, la collezione di piante palustri che comprende loti (Nelumbum nucifera), ninfee e papiri (Cyperus papyrus); le palme del genere Phoenix spp., Cicadee; specie appartenenti alle famiglie Moracee, Mimosacee, Rutacee, Euphorbiacee, Aizoacee, Asclepiadacee, Liliacee, Crassulacee e Cactacee, agrumi e una profumata raccolta di plumerie, pianta molto diffusa a Palermo tanto quanto il nespolo lo è sui terrazzi e nei giardini delle città settentrionali. Tra le curiosità botaniche vi sono Sapindus mukorossi, Pimenta acris, Coffea arabica, Ficus sycomorus, Mimosa spegazzinii, Crescentia alata, Saccharum officinarum, Manihot utilissima e Carica papaya. All’Orto Botanico di Palermo si deve l’introduzione e diffusione nei paesi del Mediterraneo di Citrus deliciosa ed Eriobotrya japonica. Si possono ammirare consistenti raccolte di piante essiccate che si conservano nell’Herbarium Mediterraneum. Ogni anno viene pubblicato un catalogo dei semi di piante sia spontanee della Sicilia che coltivate nell’Orto, disponibili per scambi con istituzioni scientifiche di tutti i continenti. La pianta più alta dell’Orto è un’annosa Araucaria columnaris . Spettacolare il viale racchiuso da grandi esemplari Ceiba speciosa (già Chorisia speciosa). Margherita lombardi GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Italian Botanical Heritage Italian Botanical Trips Orto Botanico di Palermo Altri giardini botanici e vivai Orto Botanico di Ginevra Orto Botanico di Ginevra Roma Roseto di Roma Chicago Chicago Batanical Garden Giardino Esotico Pallanca Parco Botanico Villa Rocca Water Nursery Giardino Botanico di Hanbury

  • Giardini Botanici di Villa Taranto| terrimago

    I giardini botanici di Villa Taranto sono una vera galleria botanica, con migliaia di specie di piante e fiori provenienti da ogni luogo. Eucalipti, azalee, rododendri, magnolie, camelie, dalie, tulipani, fiori di loto, eriche, ortensie, numerose piante tropicali ed esemplari anche rari. PIEMONTE I GIARDINI BOTANICI DI VILLA TARANTO Passeggiando tra l’estetica e la botanica La fontana dei putti Fotografie Cristina Archinto Testo Carla De Agostini N el 1930 il capitano di origine scozzese Neil Boyd Watson McEacharn, spesso in Italia, legge un annuncio sul Times e scopre che la proprietà della Contessa di Sant’Elia a Verbania è in vendita. Intrigato va subito a vederla, da più di due anni è alla ricerca di terreni per la realizzazione di un suo grande giardino. Piacevolmente colpito la compra, e l’anno seguente si stabilisce nella villa sul lago Maggiore. Per prima cosa le cambia il nome: da La Crocetta a Villa Taranto, in onore di un suo antenato nominato duca di Taranto da Napoleone Bonaparte e poi inizia un duro lavoro di ristrutturazione del giardino al fine di creare dei microclimi diversificati ma al tempo stesso paesaggisticamente armoniosi e originali. I giardini terrazzati I lavori iniziano sotto la guida del giardiniere Henry Cocker e il risultato si contraddistinguerà per le sfumature cromatiche, gli specchi d’acqua, le terrazze, le statue, che intrecciano parti prevalentemente all’inglese con ispirazioni all’italiana. In poche settimane il parco viene liberato di circa duemila alberi infestanti, come bambù e robinie; viene lasciato solo un castagno piantato nel XVIII secolo a testimonianza della nascita del parco, poche conifere, qualche magnolia e due antiche qualità di camelia. Dopo inizia il lavoro di sbancamento del terreno per creare le le terrazze coi giochi d’acqua. Vengono acquistati altri lotti di terreno vicini, fino ad arrivare a 16 ettari, e fatti costruire muri a secco e ponticelli con pietra locale. Il precedente giardino all’italiana della Contessa è sostituito da un ampio prato il cui verde brillante è dato tutt’ora dall’utilizzo di una graminacea perenne, l’Agrostis stolonifera , scelta per la sua capacità di impedire alle erbe infestanti di crescere. Ai margini del prato si sceglie di piantare aiuole con fiori sgargianti che alternano stagionalmente diverse fioriture e alberi come il ciliegio giapponese, le grandi magnolie o le azalee. La zona delle succulenti I giardini terrazzati Oggi Villa Taranto è una vera e propria galleria d’arte botanica, con migliaia di specie di piante e fiori provenienti da ogni luogo: le 8.500 specie censite dallo stesso McEacharn nel 1963 oggi sono quasi 20.000. Eucalipti, azalee, rododendri, magnolie, camelie, dalie, tulipani, fiori di loto, eriche, ortensie, numerose piante tropicali ed esemplari anche rari sono distribuiti in zone tematiche quali il Viale delle Conifere, la Valletta con ginestre arboree e aceri, il Giardino all’Italiana, il Giardino delle Eriche, il Labirinto delle Dalie, le serre delle piante tropicali dove si coltivano la Victoria Cruziana e Amazonica, arrivate alla Villa nel 1956 dall’orto botanico di Stoccolma. Le piante del Capitano provengono da ogni parte del mondo, in modo particolare dai ricchi vivai inglesi, dai giardini reali di Kew, di Edimburgo e della Royal Horticultural Society. Ma anche da Francia, Germania, Spagna, Europa Orientale, Giappone, Sud Africa, Stati Uniti e Australia. A cui si aggiungono floricoltori italiani, come la Contessa Senni di Roma, fondatrice della società italiana “Amici dei fiori”, che gli regala numerose varietà di iris e il principe Borromeo che nel 1949 dona alla Villa due rare piante di Metasequoia glyptostroboides. La felce arborea Dicksonia antarctica Passeggiando per Villa Taranto non si può fare a meno dal rimanere incantatati da piante mai viste prima, come la bellissima Pterostyrax hispidus, conosciuta comunemente come l’albero delle epaulettes, poiché i fiori ricordano le spalline che ornavano i vestiti dei militari, i cui bellissimi fiori a grappolo, ondeggiando nella brezza, attirano moltissimi uccelli ed emanano un delicato profumo. O come l’Emmenopterys henryi dai fiori bianchi, originario delle aree temperate della Cina centrale e meridionale e del Vietnam, della famiglia delle Rubiaceae , un raro albero che può arrivare anche a mille anni. Inoltre nella zona delle felci si possono ammirare le Dicksonia antarctica, felci arboree originarie dell'Australia orientale, Tasmania e Nuova Zelanda che ricordano delle ballerine. Passeggiare per il giardino di Villa Taranto è qualcosa che veramente lascia il segno e ti porta attraverso forme, fragranze in giro per il mondo in un contesto sempre inaspettato. Pterostyrax hispidus LA FIORITURA DEI RODODENTRI I fiori di rododendro sono famosi per la loro colorazione vivace, apprezzati fin dall’antica Grecia, dove erano conosciuti come “albero delle rose", da rodon , rosa e dendron , albero, possono essere piatti, a campana o ad imbuto e in alcune varietà, possono essere leggermente profumati. Molto affascinante è la loro fioritura: da ogni gemma vengono prodotti più fiori, in genere sei o sette, ognuno dei quali è composto da cinque petali e da l’antera, che contiene il polline. Questo raggruppamento è tecnicamente un corimbo, ossia un mazzo di boccioli regolare alla fine del ramo. Il termine deriva dal latino corymbus , “infiorescenza a grappolo”, preso in prestito dal greco kórymbos , “parte più alta, cima”. Questo fenomeno permette ai fiori sbocciati di essere tutti alla stessa altezza come ad esempio il sambuco. Il rododendro fa parte della famiglia delle Ericaceae , come le azalee, ed è una pianta originaria dall’Oriente che ama il fresco e l’umido. Le notizie più antiche sull'esistenza del rododendro ci portano indietro al 400 a.C., tra i soldati di Senofonte che, di ritorno dalla Babilonia, accampati tra le colline dell'Armenia, finirono quasi avvelenati dal miele fatto con il nettare della specie selvatica asiatica. La prima specie spontanea poi coltiva è la Rhododendron hirsutum, anche conosciuta come “rosa alpina” di cui si hanno notizie già dal 1500. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO LINK Sito ufficiale Altri GIARDINI e PARCHI I giardini di Villa Melzi I giardini di Villa Melzi Parco giardini di Sicurtà Parco giardini di Sicurtà Gairdino di Villa Lante Villa Lante parco del Flauto Magico Parco Flauto Magico Bomarzo Parco Villa la Grange Labirinto della Masone Giardino di Kenroku-en

  • Palme in Liguria | Terrimago

    Comparse oltre 70 milioni di anni fa, le circa 2.800 specie di palme che compongono la famiglia delle Arecaceae sono diffuse in tutti i continenti. Prediligono gli ambienti tropicali e subtropicali ma si adattano anche ai climi più temperati. LIGURIA Palme Comparse oltre 70 milioni di anni fa, le circa 2.800 specie di palme che compongono la famiglia delle Arecaceae sono diffuse in tutti i continenti. Prediligono gli ambienti tropicali e subtropicali ma si adattano anche ai climi più temperati. In Italia si considerano endemica la Chamaerops humilis, o palma nana, e rustica la Phoenix dactylifera, la cui presenza ha presto contrassegnato le città di mare per la capacità di opporsi al vento, l’indifferenza alla sabbia e alla salsedine; nella Bordighera votata al patrono Ampelio, il santo che la leggenda vuole sia stato il primo a recare in Italia i preziosi datteri, l’artigianato delle palme intrecciate per le feste religiose risale al Medioevo e l’impianto dove furono coltivate, il più settentrionale dei palmeti storici acclimatati. In Italia si considerano endemica la Chamaerops humilis, o palma nana, e rustica la Phoenix dactylifera , la cui presenza ha presto contrassegnato le città di mare per la capacità di opporsi al vento, l’indifferenza alla sabbia e alla salsedine; nella Bordighera votata al patrono Ampelio, il santo che la leggenda vuole sia stato il primo a recare in Italia i preziosi datteri, l’artigianato delle palme intrecciate per le feste religiose risale al Medioevo e legata ai riti della fertilità e della rinascita, la vasta simbologia associata alle palme non è estranea alle pratiche ancestrali di domesticazione mirate ad assicurarne i frutti. Secondo alcuni filologi, palma deriva dalla radice pan, che in sanscrito significa mano e ne identifica la tipica forma fogliare. Nell’uso latino palma ha poi generato palmo: insieme mano e misura, donde le espressioni “ricevere la palma” o “in palmo di mano” a indicare gli onori tributati ai vittoriosi. Per altri invece la radice discende dal semitico pal, da cui il toponimo Palmyra, la mitica città siriaca approdo dei carovanieri, e riecheggia il termine phoenix utilizzato dagli antichi greci per riferirsi tanto alla pianta quanto alla rossa porpora, alla fenice che risorge dalle proprie ceneri e ai fenici, il popolo che gli egizi collocavano sulle sponde del Golfo Persico: in quelle oasi da cui palme e datteri appunto provengono. Rami di palma accolgono Gesù all’ingresso di Gerusalemme, in segno di trionfo, di giustizia e di pace; nella liturgia inizieranno a confondersi con l’ulivo, come nell’uso hanno unito e ibridato le culture contadine delle opposte sponde del Mediterraneo. Alessandra Valentinelli Le palme in Liguria Foto ©CRISTINA ARCHINTO Altri AMBIENTi E BOTANICA Vie cave opuntia fiorita Opuntia Alberi Caño Cristales Palmeti Palmeti Caldara di Manziana Terra scoscesa Tevere

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