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- Giardino della Pace | terrimago
Jardin de la Paix un piccolo giardino aperto al pubblico nel 2003, è dedicata alle vittime dell'attentato dell'agosto dello stesso anno, che sconvolse l'ONU a Baghdad, dove perse la vita anche Sergio Vieira de Mello, un funzionario internazionale brasiliano delle Nazioni Unite GINEVRA IL GIARDINO DELLA PACE Ispirazione Impressionista Foto ©CRISTINA ARCHINTO P asseggiando per Ginevra, nella zona di Petit Saconnex, si può incappare nel Jardin de la Paix , un piccolo giardino decisamente all'altezza del suo nome. Aperto al pubblico nel 2003, è dedicato alle vittime dell'attentato dell'agosto dello stesso anno, che sconvolse l'ONU a Baghdad, dove perse la vita anche Sergio Vieira de Mello, un funzionario internazionale brasiliano delle Nazioni Unite. Al centro si trova un piccolo prato, delimitato a nord e a sud da aiuole curate minuziosamente con diverse varietà di fiori come Kniphofia, Hemerocallis, Crocosmie, Rudbeckia, Impatiens , rose e graminacee. A est invece si trova un pergolato di vite che rievoca le tende da sole di una volta e dove sono ospitate alcune panchine che permettono di sfruttare al meglio la frescura di questa stagione. Sul lato opposto si può godere di un piccolo specchio d’acqua, frequentato spesso da rane, pesci e aironi e ricoperto di ninfee. I riflessi dell'acqua, il ponticello e la flora sono di ispirazione impressionista, come le sfumature di colore dei vari fiori da tonalità fredde, vicino alla zona dell’acqua, fino ad arrivare a quelle più calde, man mano che ci si avvicina alle pareti soleggiate di fronte. La piccola serra è graziosa, con alcune piante succulenti all’entrata e piante più tropicali nella parte centrale. Inutile dire che il giardino è tenuto nei migliori dei modi ed è un piccolo gioiello dove vi regna calma e bellezza. Foto ©CRISTINA ARCHINTO Altri GIARDINI e PARCHI Villa Pergola Villa Pergola Villa Melzi Villa Melzi Parco Sigurtà Parco Sigurtà Parco Flauto Magico Parco Flauto Magico Villa Lante Villa Lante Bomarzo Parco Villa la Grange Labirinto della Masone
- Una nuova scoperta
Ruth OrkinUna nuova scoperta Una nuova scoperta Ruth Orkin La mostra “Ruth Orkin – Una nuova scoperta” è la più vasta antologica mai organizzata in Italia di una delle maggiori fotorepoter del XX secolo. Oltre 150 fotografie, la maggior parte delle quali originali, ripercorrono l’intera produzione di Ruth Orkin (Boston 1921 – New York 1985), in particolare tra il 1939 e la fine degli anni sessanta, attraverso alcune sue opere capitali come VE-Day, Jimmy racconta una storia, American Girl in Italy, uno degli scatti più iconici della storia della fotografia, e i ritratti di celebrità, tra i quali Robert Capa, Albert Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Lauren Bacall, Vittorio De Sica, Woody Allen e altri. La mostra ha l’obiettivo di raccontare l’attività di una tra le più rilevanti fotografe del Novecento, attraverso un percorso che permetterà al pubblico di scoprire la sua opera elegante, raffinata, profonda e coinvolgente. A dispetto dei pregiudizi di una società̀ che non le consentiva di realizzarsi come regista, Ruth Orkin si avvicinò alla fotografia con una prospettiva del tutto nuova, sperimentando un linguaggio fotografico innovativo in grado di andare oltre l’immagine fissa per raccontare le storie che si celano dietro ai gesti più̀ semplici e quotidiani, dove cinema e fotografia confluiscono, fondendosi l’uno nell’altra. Musei Reali Torino Torino, TO, Italia 17 marzo 2023 / 16 luglio 2023 LINK
- gardenphotoclub | terrimago
Terrimago fotografare Condividi i tuoi scatti Abbiamo deciso di creare una comunity di fotografie di giardini , In questa sezione è possibile condividere i tuoi scatti con tutta la comunità del Garden Photography Club. Basta iscriversi e caricare i tuoi scatti migliori con una piccola descrizione del progetto fotografico ed eventuali didascalie. Si potrà avere anche una piccola lettura del tuo portfolio.
- Terrimago il sito dei giardini per i giardini.
Terrimago il sito dei giardini per i giardini, si occupa di valorizzare e diffondere la cultura e la conoscenza dei giardini, degli orti botanici, dei parchi e della natura attraverso servizi fotografici e collaborazioni professionali coi proprietari. Inoltre insegna a fotografarli al meglio. Terrimago.com Passion for Gardens and Photography Terrimago.com il portale dei giardini e per i giardini Terrimago è una struttura nata per valorizzare e diffondere la conoscenza della natura e della botanica, promuovere giardini, parchi, orti botanici e dimore storiche attraverso la realizzazione di progetti fotografici on line fruibili gratuitamente e pubblicazioni mirate. Terrimago fotografie SERVIZI FOTOGRAFICI NUOVO LIBRO Nella sezione Terrimago fotografie si possono trovare, gratuitamente, articoli e servizi fotografici di giardini, orti botanici e parchi realizzati con le fotografie di Cristina Archinto e con testi di differenti autori. Storie di giardini, di piante e personaggi, per raccontare questo mondo da una diversa angolazione, più curiosa, storica e avvincente. Gli ultimi servizi di Terrimago alberi a Villa Borghese Parchi Orto Botanico di Madrid Orti Botanici Villa Pisani Giardini Garden of Villandry Gardens Meise Botanical Garden Botanical Gardens Royal Villa of Marlia Gardens Villa Marlia Giardini Orto Botanico di Meise Orti Botanici TUTTI I SERVIZI Terrimago fotografare Per migliorare i propri scatti Terrimago fotografare è una sezione di Terrimago che si sviluppa in un ambito puramente fotografico, con l'aiuto di Cristina Archinto fotografa di giardini e paes aggi da tanti anni. CONTINUA newsletter
- Davidia Involucrata
< Back Davidia Involucrata Davidia Involucrata La Davidia Involucrata è una pianta a foglia caduca ad alto fusto, originaria della Cina. Si presenta con grandi foglie a forma di cuore con un margine seghettato. Il fiore, piccolo e quasi insignificante, è racchiuso in un calice formato da due brattee pendenti in posizione opposta di color bianco che ricordano dei pezzetti di tessuto, da qui l’appellativo Albero Fazzoletto. Le brattee sono foglie modificate che accompagnano le infiorescenze o i fiori, come per esempio la parte verde sotto i petali della margherita, con una funzione di protezione o vessillare per gli impollinatori. La storia che porta la Davidia in Europa è piena di peripezie e leggende: da una parte si racconta che nel 1897 un missionario abbia inviato in Francia 37 semi di questa pianta, dai quali tuttavia nacque una sola pianta che fiorì, per la prima volta, nel 1906. Altri sostengono che tutto iniziò nel 1899, quando il vivaista Henry Veitch commissionò a un giovane botanico del Kew, Ernest Wilson, di andare in Cina in cerca dei semi del leggendario albero. Il ventiduenne, con una cartina e qualche indicazione scritta, partì per la regione dello Yunnan alla ricerca dell’unico esemplare che si pensava esistesse. Dopo lunghe fatiche, banditi, malattie, naufragi, e finalmente a destinazione scoprì che l’albero indicato era stato tagliato e usato per costruire una casa. Senza darsi per vinto, e grazie alle amicizie con i locali imparò la lingua, e riescì a trovare altri esemplari, di cui mandò i semi in Inghilterra nel 1901. Per quanto la Davidia abbia un portamento e una fioritura molto caratteristici, spesso si preferisce la sfioritura ossia quando le brattee bianche si staccano nel momento del loro massimo turgore e dolcemente atterrano al suolo creando un tappeto niveo che dura alcuni giorni, un momento spesso accompagnato da una gentile brezza stagionale che crea spettacolari nuvole bianche danzanti intorno all’albero. Purtroppo, assistere a questo fenomeno non è facile: la prima fioritura avviene tardivamente, di solito non prima del decimo anno di età, e non è regolare, per questo assistervi è un raro privilegio. In Piemonte la Davidia di Villa Taranto è inserita nell’elenco di alberi monumentali, questo esemplare è famoso perché messo a dimora nel 1938 dall’infante di Spagna Don Jaime. Nel mondo anglosassone la pianta è nota anche come albero dei fantasmi, Ghost tree, o albero delle colombe, Dove tree. Link Previous Next
- Orto Botanico di Dublino | terrimago
È anche grazie al duro lavoro di alcune botaniche irlandesi che, dalla fine del '700, hanno lavorato come ricercatrici botaniche studiano fiori e licheni locali che nasce l'orto botanico di Dublino. DUBLINO Begonia nella Curvilinear Glasshouse ORTO BOTANICO DI DUBLINO Donne irlandesi alla conquista della botanica Fotografie Cristina Archinto Testo Alessandra Valentinelli L 'Irlanda è tra i paesi europei più poveri di flora. Secoli di pascolo e attività agricole hanno inoltre depauperato e alla fine ostacolato la crescita delle foreste. Eppure quel verde squillante che tanto incanta è il riflesso di una biodiversità alquanto articolata. Zona delle Graminacee con infondo La Great Palm House È insospettabile la ricchezza di un semplice prato: fiori, erbe, felci, licheni. Può apparire meno avvincente di una giungla o di una spedizione nei mari del Sud, ma forse è proprio questa dimensione “domestica” a permettere alle donne irlandesi la conquista, prima che altrove, di un ruolo di rilievo nel pantheon degli studi botanici. Lo è per Ellen Hutchins che a fine '700 girando la contea di Cork, classifica centinaia di muschi ancora sconosciuti, per Anne Elizabeth Ball che a metà '800 è fra i più stimati esperti di alghe , o per Katharine Sophia Kane che nel 1833 pubblica una pionieristica sistematizzazione della flora irlandese e sarà perciò la prima donna ammessa alla Società Botanica di Edimburgo. Il Giardino Roccioso e Praterie su roccia calcarea naturale nella zona delle Autoctone d'Irlanda Molte operano all'ombra dei più famosi colleghi maschi: si pensa che Lady Kane abbia scritto sotto pseudonimo mentre la Hutchins non si è mai spinta oltre i propri erbari. Ma quando l'attenzione degli accademici si sposta dalle specie esotiche alle endemiche, le loro ricerche si rivelano fondamentali per progredire nella conoscenza dell'ecologia locale, individuarne vulnerabilità e minacce; così un secolo dopo, la descrizione del legame fra licheni e periodo di emersione dalle maree è riconosciuta a Matilda Knowles , archivista ai Giardini dal 1903 al 1933, contributo essenziale alla comprensione degli ambienti costieri. Asteraceae nella zona Piante Annuali Per riannodare i fili di una memoria tanto intimamente intrecciata alle risorse della terra, Matthew Jebb, attuale direttore dell'Orto Botanico di Dublino, ha ricostituito interi habitat, trasportando dagli ambienti originari, sin le pietre e il terriccio. Unico esempio tra gli Orti d'Europa, mostrano l'evoluzione spontanea degli ecosistemi: il passaggio dalla palude di canneti al cariceto, quando le piante ad accrescimento più rapido accumulano su quelle morte una zolla abbastanza alta da fuoriuscire dall'acqua. Spiegano il lento maturare del paesaggio alberato, la millenaria formazione delle distese di torba, il ritrovamento di boschi fossili intrappolati sotto gli strati di muschio . Insegnano con la loro manifesta fragilità, che le piante appartengono a comunità biologiche, evidenziando l'importanza di siepi, stagni, corridoi e reti verdi per la tutela delle specie selvatiche. Ripristinano equilibri a rischio e fioriture in via di estinzione. Prefigurano il possibile futuro. Piante del Sud Africa nella Curvilinear Glasshouse Vero museo a cielo aperto, Dublino ha di recente promosso anche i restauri delle serre ottocentesche: simboli della peculiare fusione fra estetica e ingegneria delle architetture in ferro e vetro, sono il risultato di un progresso tecnico incalzante. La Curvilinear Glasshouse è terminata nel 1848. Il cantiere si è protratto per 5 anni, la ditta incaricata dei lavori è fallita; disegnata da Richard Turner, all'epoca progettista noto per l'Orto di Belfast, ormai attivo a Kew, conta circa 8.500 lastre, arrotondate ai bordi per sovrapporsi e far defluire la pioggia, sagomate su i 9 specifici raggi di curvatura del tetto, montate in 20 diverse combinazioni: risanata recuperando, anche da Kew, i vecchi decori in ferro battuto, assembla pezzi standard, vetri prodotti con soluzioni allora di avanguardia, ma l'insieme resta irripetibile. La Great Palm House, scherzosamente ribattezzata “Casa della Giungla”, è invece già figlia della prefabbricazione: inaugurata nel 1884 per sostituire la precedente, in legno, distrutta da un forte temporale, ha le parti in ghisa forgiate in serie in Scozia; si è così potuto smantellarne le componenti, rifonderne le ammalorate in stampi fedeli agli originali e nel 2004 restituirla libera da ruggine e corrosione, protetta da moderni trattamenti. Laghetto “Camminare è perfetto per raccogliere idee” dice invitante, Matthew Jebb. Aperti ogni giorno tranne Natale, gratuiti, frequentatissimi da tutte le età, i Giardini di Dublino sono oggi un luogo per condividere saperi, svago e passion i: dove nutrire l'inesauribile curiosità sull'ambiente che ci circonda o tentare la riffa delle piante, lasciarsi sorprendere, e magari scoprirsi attratti, dalle frontiere inesplorate della biodiversità. Accostandosi alla vitalità della natura nelle sue forme più semplici o attraverso le culture materiali del passato, narrano la complessità delle sue funzioni nei territori. Spingono a interrogarsi sui cambiamenti climatici in atto e i paesaggi di domani. Offrono soprattutto un nuovo modo di rapportarsi ai suoi mutevoli assetti, nel rispetto per cicli alla cui sorte siamo indissolubilmente legati. IN EVIDENZA Donne Botaniche Irlandesi Ellen Hutchins (1785–1815) Oltre 200 anni fa, sulle coste del West Cork, una giovane donna raccoglieva, studiava e identificava avidamente le piante. Ellen Hutchins è stata la prima donna botanica d'Irlanda anche se un po’ dimenticata ma nel campo della botanica il suo contributo è ampiamente conosciuto e apprezzato. Nata in una famiglia poverissima a due anni rimase orfana di padre, ma grazie alle cure e all’attenzione di Mr Stokes, un eminente medico irlandese, e sua moglie che Ellen decise di dedicarsi alla botanica dividendo il suo tempo alla ricerca di piante all’aria aperta, fatto che giovò molto la sua salute precaria, e alla catalogazione delle sue scoperte, producendo parecchi disegni ad acquerello dettagliati e meticolosi. La sua capacità di trovare nuove piante e la qualità dei suoi disegni e dei suoi esemplari suscitarono l'ammirazione dei principali botanici dell'epoca e il suo lavoro fu presentato in molte pubblicazioni. Sebbene non abbia mai pubblicato con il proprio nome, fu un importante contributo alle nuove scienze vegetali in via di sviluppo della sua epoca. Nella sua vita catalogò più di mille piante tra alghe e licheni e ne scopri alcune dandogli il suo nome come Jubula hutchinsiae e Herberta hutchinsiae . Velvet horn fucus tormentosus dalla raccolta alla pubblicazione Anne Elizabeth Ball (1808–1872) A differenza della sua predecessora Ellen Hutchins, Anne nacque in una famiglia già inserita in un mondo di scienza e natura, il fratello Robert Ball era il naturalista e il padre Bob Stawell Ball un astronomo. Poco più che ventenne Anne iniziò a raccogliere e studiare le alghe marine e, pur non essendo membro delle società scientifiche dublinesi essendo donna, si affermò come algologa di successo. Tuttavia, come era consuetudine all’epoca, i suoi lavori furono pubblicati da naturalisti uomini come William Henry Harvey, un amico del fratello, che ricambiò nominando a suo nome il genere Ballia e la specie Cladophora balliana. Ball inoltre contribuì anche a fornire a William Thompson delle schede illustrate di idroidi, che furono pubblicate nel quarto volume di The Natural History of Ireland nel 1856. Le sue collezioni sono state conservate e successivamente acquistate dall’Orto Botanico di Dublino fino 1961 passarono al Natural History Museum di Londra. Un'esemplare di Ballia callitricha in un erbario Katharine Sophia Kane (1811-1886) Rimasta orfana anche lei in giovane età fu cresciuta dallo zio Matthias O'Kelly che aveva una forte attrazione verso la natura, come del resto il figlio Joseph che divenne geologo. Katherine aveva solo 22 anni all'epoca della sua prima pubblicazione The Irish Flora e, sebbene non fosse un'opera di grandi dimensioni, fu una delle prime del suo genere, lodata per la sua accuratezza. Nel 1836, l'allora venticinquenne Katherine divenne la prima donna ad essere eletta membro della Società Botanica di Edimburgo e il suo erbario è conservato presso l'University College di Cork. Nella sua vita si interessò anche alla coltivazione degli alberi, scrivendo sull'argomento per l'Irish Farmer's and Gardener's Magazine Il frontespizio del volume The Irish Flora del 1833 Matilda Knowles (1864- 1933) Matilda fu incoraggiata fin dalla tenera età da suo padre William James Knowles, anch’esso scienziato dilettante, portando lei e sua sorella alle riunioni dei Belfast Naturalist. I suoi studi la portarono ad essere considerata la fondatrice degli studi moderni sui licheni d’Irlanda. Nel1895 fu l’autrice, insieme a Derry Mary Leebody, di La flora del nord-est dell'Irlanda e tra il 1897 e il 1933 pubblicò oltre trenta articoli scientifici su un'ampia gamma di argomenti botanici. Fu durante lo studio dei licheni di Howth che scoprì come i licheni costieri crescono in sponde distinte e si distinguono per il loro colore: nero, arancione e grigio Dal 1923 ha condiviso la curatela del National Museum of Ireland Herbarium , una collezione di piante essiccate e pressate ora conservate nei all’Orto Botanico di Dublino. Si dice che il suo lavoro abbia "costituito un importante contributo di base alla botanica fungina dell'Irlanda e dell'Europa oceanica occidentale" Licheni raccolti da Matilde Knowles GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri orti botanici Jardin des plantes Nantes Orto botanico di Berlino Orto botanico di Madrid Orto botanico di Amsterdam Orto botanico di Napoli Orto Botanico di Zurigo e la Serra Malgascia ARC_7320 Orto botanico di Ginevra L1030823 Orto botanico di Siena
- Parco Villa la Grange | terrimago
Parco La Grange a Ginevra, sede di storici incontri politici, è apprezzato in tutte le stagioni, in particolare per il suo profumato giardino di rose. GINEVRA Parco Villa la Grange di LIVIA DANESE Il Parco La Grange è il più grande parco della città di Ginevra. Il giardino all’inglese del XIX secolo accoglie i visitatori ed i cittadini che apprezzano il parco in tutte le stagioni, organizzando pic nic e passeggiate nel curatissimo contesto naturale. Il Parco venne donato alla città di Ginevra nel 1917 dalla famiglia Favre, ma il territorio ha origini antichissime come testimoniano i resti archeologici che risalgono al Neolitico. La sua storia ha attraversato i secoli fino alla seconda metà del ‘700 quando la famiglia Lullin commissionò la costruzione della residenza estiva, oggi visibile nell’impianto neoclassico della villa perfettamente conservato nel tempo. Per la magnificenza e la sua importanza storica, il luogo ospita tutt’oggi importanti eventi e incontri diplomatici. La vista sul lago Lemano è inizialmente celata dall’ingresso principale ma si rivela presto in tutto il suo splendore, circondata da piante di ogni foggia e colore. Il giardino che circonda la villa è impreziosito dalla presenza di numerosi alberi monumentali, tra cui querce, cedri, faggi, castagni e platani, che spiccano nel suggestivo paesaggio lacustre, regalando uno spettacolo autunnale unico. Il loro fogliame, assumendo via via le caratteristiche colorazioni autunnali, ricopre il parco di un manto variopinto ed acceso. La principale attrazione del parco è il suo roseto che conta più di 200 varietà di specie ed è particolarmente frequentato e apprezzato a partire dalle prime calde giornate primaverili. Il profumo delle rose accompagna visitatori e appassionati lungo una bellissima ed intima passeggiata fiorita nel giardino ottagonale, recentemente restaurato. Quest’ultimo, progettato per rievocare la riservatezza di un hortus conclusus, venne realizzato alla fine della seconda guerra mondiale per offrire un ambiente colorato, variopinto e dalla connotazioni positive nel periodo dell’immediato dopo guerra. Viali alberati, specchi d’acqua, aiuole colorate e meravigliosi edifici storici compongono il Parco La Grange offrendo ai visitatori una suggestiva e amatissima oasi di verde affacciata sul lago di Ginevra. Inoltre nel Parco La Grange la biodiversità è incoraggiata da siti di riproduzione di insetti che scavano il legno e alveari di api, nonché da arbusti indigeni e prati dove le pecore pascolerebbero durante l'estate ed è gestito ecologicamente senza l'uso di prodotti chimici. GALLERY Load More Foto ©CRISTINA ARCHINTO LINK S TREE WATCHING Sito ufficiale Altri GIARDINI e PARCHI Parco del Paterno del Toscano Labirinto della Masone Villa d'Este Giardino di Kenroku-en Giardino dell'impossibile Giardino di Ninfa Villa Pizzo
- Reggiadivenaria | terrimago
Luci invernali nei Giardini della Reggia di Venaria. Diario fotografico di una giornata invernale passata in questo meraviglioso luogo, e consigli per aspiranti fotografi. DIARIO FOTOGRAFICO Luci invernali nei Giardini della Reggia di Venaria Fotografie e testo di Cristina Archinto A ndata alla Reggia di Venaria per vedere la mostra di John Constable, mi sono ritrovata col naso schiacciato contro una finestra estasiata dalla bellezza dei suoi giardini invernali. L’assenza di sole dovuto a una coltre di nuvole dai toni bianco-grigio aumentava il suo fascino. Ripeto spesso che io mi sento più fotografa di luce che di giardini ma davanti a tante geometrie confesso che mi sono ritrovata indietro nel tempo, alla mia prima grande passione: la fotografia d’architettura. Decisa a non perdere quest’occasione mi ritrovo nel parco, due mesi dopo aver già fatto un servizio fotografico, accompagnata questa volta dalla solo macchina Leica ma di certo sufficiente per l’occasione, e soprattutto con nessun obbligo lavorativo. Presente alla situazione solo un gran freddo e nessuna anima viva. Perfetto. Inaugurati nel 2007 i Giardini di Venaria sono una buona combinazione tra un passato sei-settecento geometrico recuperato e un presente artistico con opere d’arte di Giuseppe Penone e Giovanni Anselmo inserite armoniosamente nel suo paesaggio. L’intero complesso cittadino di Venaria si sviluppa in lungo, e il giardino ne segue il suo corso con la lunghissima Allea Centrale che va dalla fontana di Ercole al tempio di Diana creando nel suo insieme un’unica asse. Lungo il fianco della Citroniera e della Galleria Grande si trova il Gran Parterre dai toni di grandiosità dati dalle proporzioni, pieno di tassi cilindrici, vasi di agrumi e vere e proprie stanze con pareti, boschetti e volte vegetali lungo il perimetro con molti fiori gran parte dell’anno. Nel settecento era un’area di rappresentanza, dove passeggiare con l’ombrellini spettegolando era d’obbligo. Purtroppo nel tempo è stato anche un luogo dove la natura è stata rimpiazzata dai militari di ogni dove, durante diverse guerre. Presenti anche vari giardini, come quello delle rose, dei fiori e i Potager Royal con verdure e frutteti, ma di certo non sono un’attrazione in questa stagione. Appunti fotografici Nei giardini della Venaria chiunque ami osservare rimane sicuramente affascinato davanti alla bellezza dei viali di carpini quasi completamente spogli che invece di nascondere velano soltanto la Grande Reggia o le strutture ramificate dei maestosi alberi lungo i viali e affianco alla vasca della Peschiera che si riflettono sullo specchio d’acqua leggermente ghiacciato. Anche le betulle coi loro rami bianchi e pochissime foglioline marroni si amalgamano nella luce del paesaggio quasi fossero sete giapponesi. I lunghi viali prospettici tagliano in due il riquadro fotografico, i bossi a piramide e le siepi potate a gradoni o a semicerchi si impongono sull’immagine come arte astratta. Anche le opere dalle forme rigide di Pennone sottolineano l'aspetto geometrico del paesaggio. Forse a prima vista sembra facile fotografare questi giardini, principalmente per merito delle geometrie che raccontato facilmente lo spazio, bisogna stare attenti perché il rigore degli assi deve essere assoluto, una foto anche leggermente inclinata sarebbe una distrazione per gli occhi. Inoltre utilizzando il punto focale centrale non ci sono difficoltà, differentemente se lo si vuole variare, bisogna stare attenti agli equilibri dell’inquadratura che se stravolti rischiano di rompere l’armonia della fotografia rendendola spiacevole. I colori d’inverno e con luce uniforme tendono a mantenere tonalità simili e morbide che vanno dal beige al verde. In questo caso si è voluto dare un forte contrasto con picchi di rossi o di gialli dovuti ai rami dei sali bianchi corniolo corallo presenti nel giardino. La luce uniforme della giornata è motivo dell’assenza totale di ombre, fatto che in contesti più naturali creerebbe non poco sconforto, in questo caso si rivela vincente non solo perché si può facilmente fotografare da qualunque lato ma anche perché le forme geometriche non vengono deformate dallo scuro delle proprie ombre. Cimentarsi fotograficamente con questi giardini e in queste condizioni è magico, lo consiglio a tutti, che siano dei giardini o anche un paesaggio in pianura, in inverno o con il cielo dai colori uniformi. Un grande maestro è stato Luigi Ghirri che per chi per caso non conoscesse ancora consiglio vivamente di andare a Parma fino al 26 febbraio a vedere la sua mostra Labirinti della visione. Luigi Ghirri 1991 . Andateci e scopritelo. Oppure andate alla Reggia di Venaria, di certo troverete anche in altre stagioni, spunti panoramici molto stimolanti. L'importante è prima di tutto osservare, osservare e osservare ancora poi elaborare l'inquadratura e infine scattare una foto veramente vostra. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Link Reggia di Venaria Altri GIARDINI e PARCHI Giardini Botanici di Villa Taranto Giardini Botanici di Villa Taranto I giardini di Villa Melzi I giardini di Villa Melzi Parco giardini di Sicurtà Parco giardini di Sicurtà Gairdino di Villa Lante Villa Lante parco del Flauto Magico Parco Flauto Magico Bomarzo Parco Villa la Grange Labirinto della Masone
- Centro Botanico Moutan | terrimago
Il Centro Botanico Moutan ospita la più grande collezione di peonie cinesi al mondo. Dalle specie Rockii alle peonie ebacee, il giardino raccoglie tutte le varietà di questi profumati fiori in un'oasi di tranquillità e colori. LAZIO CENTRO BOTANICO MOUTAN Il giardino delle peonie cinesi DI GRETA ARNCIA SANNA Nascosto nelle campagne del nord Lazio si trova un giardino, unico nel suo genere, che ospita tutte le specie e le varietà di peonie cinesi. Qui fiorisce una collezione inedita di piante rare uniche tra lecci, allori, cipressi e piante autoctone. In aprile e maggio questo angolo di terreno fiorisce in un'infinità di colori e profumi inebrianti.La storia della più grande collezione di peonie cinesi al mondo inizia nel 1980 con Carlo Confidati, la cui ricerca di un disegno originale per il suo giardino di casa lo ha portato a farsi catturare dal fascino del fiore, apprezzato da molti per la sua bellezza. Il centro è stato fondato nel 1993 per il profondo desiderio di conoscere tutte le specie e le varietà di peonie arboree cinesi esistenti. L'aspirazione era quella di trovare questi fiori nelle zone più remote dell'Asia, importarli in Europa e riunirli in un unico luogo, per promuoverne la conoscenza e la diffusione. Oggi il Centro Botanico Moutan comprende circa 600 diverse varietà e ibridi naturali appartenenti a specie botaniche conosciute. Le gemme indiscusse del paesaggio attuale sono le specie Rockii, straordinarie peonie che crescono spontaneamente sugli altipiani del Tibet, ad un'altitudine di oltre 2000 metri, resistendo a temperature estreme che scendono sotto i -20°C. Il nome cinese di questo fiore è "Zi ban mu da", che significa "albero di peonia con fiori alla base dei petali". Questa caratteristica lo rende facilmente identificabile e molto pregiato. Fu scoperta nel 1925-26 dall'americano Joseph Rock, un cacciatore di piante. Ha un cespuglio vigoroso e largo, alto 3 metri, con fiori bianco latteo che presentano una caratteristica macchia nera alla base. Con il suo fogliame elegante e caratteristico, la macchia sui petali, la fioritura tardiva e la notevole resistenza al freddo la peonia Rockii è l'orgoglio e la gioia del giardino. Un'altra peonia che adorna il giardino è la specie Ostii. Queste si presentano con fiori bianchi singoli con una media di 12 petali, con occasionali venature rosa. È inoltre un fiore precoce e di lunga durata con un profumo delicato. Le due ultime specie sono state spesso combinate in un ibrido di fiori con una sfumatura di colore non comune: il rockii x ostii. Le piante sono ottenute per ibridazione spontanea dei parentali, mediante una lunga propagazione con il seme e la selezione della progenie. Questo fa di ognuna di esse un esempio unico e irripetibile che può essere distinto anche solo da un dettaglio nel fiore delle foglie. Gli ibridi di queste due specie hanno caratteristiche intermedie che rendono le piante veramente particolari. Sono normalmente molto grandi, vigorose e resistenti, con grandi fiori singoli. La macchia violacea non definita alla base è quella della peonia rockii ma il colore sfuma verso l'alto, verso le punte dei petali. L'ibrido presenta anche una varietà rosa, di solito più chiara o rosa più profondo, con striature violacee vivaci che hanno origine nel suo cuore. Il giardino mostra anche orgogliosamente un certo numero di Peonie erbacee. Facili e robusti questi arbusti, aiutati dalle loro radici a rizoma, sono ideali per i piccoli giardini che muoiono in inverno e ricrescono in primavera. I loro lunghi steli sono ideali anche per realizzare bouquet la cui fragranza permeante si disperde nella brezza fresca. In particolare la peonia lactiflora, originaria della Siberia, ha prodotto molte cultivar, con fiori che raggiungono i 20 cm di diametro. Ha un profumo dolce e varia dal rosso al bianco. Infine, un'altra specie che irradia il giardino con le sue vibranti sfumature rosa è la peonia Suffruticosa. Il suo fiore è caratterizzato da una corona di petali ricchi di colore e fogliame. Produce numerosi fiori e alcune specie, come l'Er Qiao, sono una sorprendente combinazione di due colori diversi. Questo Giardino di Peonie è una vera e propria oasi di tranquillità incastonata tra i colori e i profumi delle peonie e tra rose rampicanti, viti americane e passaggi di glicine che vacillano nella brezza primaverile, i rumori della città si sentono piacevolmente distanti. Nel complesso, l'Orto Botanico di Moutan ci invita a girovagare in un luogo unico nel suo genere, rivelandoci la particolarità e la bellezza che si cela dietro la peonia e tutte le sue specie esistenti.Greta Arancia Sanna foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Centrobotanicomoutan.it Altri giardini botanici e vivai Orto Botanico di Ginevra Orto Botanico di Ginevra Orto Botanico di Palermo Roma Roseto di Roma Chicago Chicago Batanical Garden Giardino Esotico Pallanca Water Nursery Giardino Botanico di Hanbury
- Jardin des Plantes Nantes | terrimago
A Nantes c’è un Jardin des Plantes, veramente degno di nota. Non solo perché tenuto molto bene, anche in questi tempi di siccità e temperature decisamente elevate, ma perché la sua storia, legata da sempre ai naviganti ed esploratori francesi, ha portato fino ai oggi esemplari botanici veramente notevoli da tutto il mondo. FRANCIA Uno specchio d'acqua all'ombra di un Cercidiphyllum del Giappone Jardin Des Plantes di nantes Una Storia di Semi e Naviganti Fotografie e testo Cristina Archinto L a storia di Francia, è noto, abbonda di naviganti e colonie ma non tutti sanno che fin dall'inizio l'attenzione che fu data alla botanica è stata quasi al pari di quella inglesi. Nel cuore della regione della Loira, a Nantes, non lontano dalla stazione, c’è un giardino, anzi per essere più precisi un Jardin des Plantes, veramente degno di nota, non solo perché tenuto molto bene, anche in questi tempi di siccità e temperature decisamente elevate, ma perché la sua storia, legata da sempre agli esploratori francesi, ha portato fino a oggi da tutto il mondo esemplari botanici veramente notevoli. Il fiume Loira La sua storia ha radici lontane; è il 1688 quando un gruppo di farmacisti locali decide di creare, più per diletto che altro, un piccolo “giardino degli speziali” (Jardin des Apothicaires ). Ma è solo con l’arrivo di Pierre Chirac, medico e sovrintendente dei giardini reale delle piante medicinali, che il giardino si sviluppa diventando ufficialmente un “giardino reale delle piante”. Questo è dovuto, sia per la sua collocazione geografica, Nantes si trova sulla Loira, fiume navigabile fino a Parigi e luogo ideale per l’acclimatamento delle nuove piante, ma soprattutto per quello che il medico riesce ad ottenere sfruttando la sua posizione sociale: un’ordinanza reale, datata 1726 da Luigi XV, che imponeva “a tutti i capitani delle navi di Nantes di riportare semi e piante dalle colonie di paesi esteri e consegnarli al Jardin des Plantes di Nantes”, da quel momento Chirac viene rifornito di una ragguardevole quantità di “materia prima” e il giardino inizia la sua forte crescita. Collezioni di annuali Ma la sua storia è lunga ed ha altri protagonisti come Jean Alexandre Hectot che nel 1806 diventa direttore del giardino ricollocato nell’attuale sede e si devono a lui le grandi collezioni tra cui quella delle magnolie. Poi ci fu Antoine Noisette, noto paesaggista dell’epoca, a cui nel 1822 gli viene chiesto una riqualificazione del giardino per l’apertura al pubblico ma, avendo lui creato parallelamente un’attività commerciale di piante, il giardiniere col tempo si concentra più sulle vendite che sul far crescere il giardino e nel 1835 viene allontanato. In seguito, a riportare il giardino da vivaio personale a orto botanico di Nantes, arriva Jean-Marie Écorchard che, grazie anche ai continui contributi dei naviganti che non hanno perso l’abitudine di fornire nuove piante, da citare il capitano Mathurin Jean che riporta migliaia di semi e piante da posti come la Martinica e l’India, lo porta al suo degno splendore. A lui si devono anche la costruzione della prima serra nel 1844 e lo stile a “parco all’inglese” ancora presente, con laghetti e viali alberati, e la definitiva apertura al pubblico del 1865. L’ultimo protagonista della storia del giardino è Paul Marmy che diventa direttore, nel 1893, di un orto che purtroppo nel frattempo è andato in rovina sia per colpa della “grande gelata” dell’inverno del 1879 che uccise ben 245 alberi e 600 arbusti, sia per la mancanza di fondi da parte del comune. A lui si devono la riorganizzazione delle collezioni botaniche e la realizzazione del “palmarium” una bellissima serra delle palme e piante esotiche tutt’ora ben conservata. Una delle quattro serre Il giardino oggi si estende su più di sette ettari con diverse serre, calde, fredde e un aranceto. La serra “Palmarium” è utilizzata anche come laboratorio di ecologia tropicale e ospita liane e piante epifite (piante aeree). Nel parco, ancora in stile inglese, si può godere di specchi d’acqua, fontane, ponticelli, isolette e l’immancabile padiglione. In un ambito più botanico gli alberi monumentali, visto la sua lunga storia, non mancano. Oltre alla magnolia grandiflora detta “di Hector”, ci sono Magnolia ferruginea dei Platanus acerifolia , dei Liriodendron tulipifera dei Aesculus hippocastanum , delle Sequoiadendron giganteum , Sequoia sempervirens, Metasequoia glyptostroboides , Wollemia nobilis, Cercidiphyllum del Japon e Taxodium distichum tutti intorno ai cento cinquant’anni , inoltre ci sono parecchi arbusti e piante perenni particolari, da citare la Angelica heterocarpa , in totale all’incirca 10.000 specie diverse, che arrivano per merito della sua storia, da tutto il mondo. Un'opera di Jean Julien Dall’estate del 2020 all’interno del giardino si possono incontrare le opere di Jean Julien, artista locale , laureato alla St. Martin di Londra. Sono personaggi divertenti, quasi in bi-dimensione, che si trovano in giro per il parco, tra i vialetti, sui prati, attorno agli alberi, realizzate appositamente per il Jardin des Plantes di Nantes. La serra delle cactacee La cultura botanica francese ha radici lontane e legate e come abbiamo ancora constatato, a una storia di naviganti e di colonie, ma bisogna dirlo, l’abitudine di avere dei luoghi simili fruibili a tutti, cani compresi, gratuitamente, è un segno di civiltà. Per i francesi è una prerogativa coltivare la cultura botanica, e così dovrebbe diventare anche da noi. Per loro leggere all’ombra di un albero di cui puoi anche imparare il suo nome o avere la possibilità di aspettare qualcuno godendoti di una serra di inizio secolo pieno di piante esotiche, o poter fare un picnic respirando il profumo di fiori esemplari, magari, come in questo caso, circondati anche da opere d’arte che mettono sicuramente di buon umore è fondamentale. Ricordiamoci che solo diffondendo la cultura del verde si incomincerà ad ottenere il rispetto che merita. 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