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  • Giardino della Pace | terrimago

    Jardin de la Paix un piccolo giardino aperto al pubblico nel 2003, è dedicata alle vittime dell'attentato dell'agosto dello stesso anno, che sconvolse l'ONU a Baghdad, dove perse la vita anche Sergio Vieira de Mello, un funzionario internazionale brasiliano delle Nazioni Unite GINEVRA IL GIARDINO DELLA PACE Ispirazione Impressionista Foto ©CRISTINA ARCHINTO P asseggiando per Ginevra, nella zona di Petit Saconnex, si può incappare nel Jardin de la Paix , un piccolo giardino decisamente all'altezza del suo nome. Aperto al pubblico nel 2003, è dedicato alle vittime dell'attentato dell'agosto dello stesso anno, che sconvolse l'ONU a Baghdad, dove perse la vita anche Sergio Vieira de Mello, un funzionario internazionale brasiliano delle Nazioni Unite. Al centro si trova un piccolo prato, delimitato a nord e a sud da aiuole curate minuziosamente con diverse varietà di fiori come Kniphofia, Hemerocallis, Crocosmie, Rudbeckia, Impatiens , rose e graminacee. A est invece si trova un pergolato di vite che rievoca le tende da sole di una volta e dove sono ospitate alcune panchine che permettono di sfruttare al meglio la frescura di questa stagione. Sul lato opposto si può godere di un piccolo specchio d’acqua, frequentato spesso da rane, pesci e aironi e ricoperto di ninfee. I riflessi dell'acqua, il ponticello e la flora sono di ispirazione impressionista, come le sfumature di colore dei vari fiori da tonalità fredde, vicino alla zona dell’acqua, fino ad arrivare a quelle più calde, man mano che ci si avvicina alle pareti soleggiate di fronte. La piccola serra è graziosa, con alcune piante succulenti all’entrata e piante più tropicali nella parte centrale. Inutile dire che il giardino è tenuto nei migliori dei modi ed è un piccolo gioiello dove vi regna calma e bellezza. Foto ©CRISTINA ARCHINTO Altri GIARDINI e PARCHI Villa Pergola Villa Pergola Villa Melzi Villa Melzi Parco Sigurtà Parco Sigurtà Parco Flauto Magico Parco Flauto Magico Villa Lante Villa Lante Bomarzo Parco Villa la Grange Labirinto della Masone

  • Tonalità

    Ad Assisi, tra il silenzio e la bellezza di boschi, rami in fiore, radure e oliveti, sorge il Bosco di San Francesco. Un luogo suggestivo di pellegrinaggio ma anche di riflessione sulla pacifica coesistenza tra uomo e natura, ispirato agli insegnamenti di armonia di San Francesco. Ed è proprio qui che Michelangelo Pistoletto ha creato “Terzo Paradiso”, un’opera di Land Art con alberi di olivo. “I due cerchi esterni" scrive Pistoletto "rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità”. Mantenere le stesse tonalità di colori in più fotografie è un elemento collante in un servizio Il bosco di San Francesco Tonalità Ad Assisi, tra il silenzio e la bellezza di boschi, rami in fiore, radure e oliveti, sorge il Bosco di San Francesco. Un luogo suggestivo di pellegrinaggio ma anche di riflessione sulla pacifica coesistenza tra uomo e natura, ispirato agli insegnamenti di armonia di San Francesco. Ed è proprio qui che Michelangelo Pistoletto ha creato “Terzo Paradiso”, un’opera di Land Art con alberi di olivo. “I due cerchi esterni" scrive Pistoletto "rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità”. Mantenere le stesse tonalità di colori in più fotografie è un elemento collante in un servizio Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here TUTTI I CONSIGLI

  • Castello di Miradolo | terrimago

    Castello di Miradolo Pinerolo, TO, Italia Un workshop di fotografia di giardini e piante e in questo contesto un approfondimento su i parchi e sugli alberi. Il Parco che circonda il Castello di Miradolo ha un’estensione di oltre 6 ettari e ancora oggi lascia trasparire gli orientamenti progettuali ed il gusto di chi iniziò a delinearlo, nel Settecento, e di chi poi ne proseguì la creazione, nell’Ottocento, espandendone la superficie. Il parco oggi presenta esemplari di notevole bellezza ed importanza storica e botanica: il suo patrimonio arboreo è rappresentato da oltre 1700 alberi di diversa dimensione e pregio, di notevole importanza storico-botanica. Il Parco accoglie circa 70 specie e varietà botaniche diverse, che si ritrovano in gruppi più o meno densi, piccoli boschetti e singoli alberi isolati. Link 17 giugno 2023 Dalle 10.30 alle 18.30 con pausa pranzo Costo 110 € (100€ per gruppi di 3 persone) La prenotazione è obbligatroria e si effettua inviando una mail specificando il luogo del workshop < Back

  • Edward Burtynsky: Xylella Studies

    Una sezione per raccontare tutti quello che succede legato ai giardini, come luoghi o come protagonisti. Mostre, eventi, visite, fiere o anche corsi tutti rigorosamente nell'ambito dei giardini e del verde. Iscrivetevi alla newsletter se volete rimanere aggiornati, e se invece volete condividere un vostro evento scriveteci qui e diffonderemo le informazione sul sito e sui nostri social. < Back MOSTRA Fondazione Pino Pascali Museo di Arte Contemporanea Edward Burtynsky: Xylella Studies Fino al 9 aprile 2023 la Fondazione Pino Pascali presenta una mostra di Edward Burtynsky , celebre fotografo di paesaggi industriali, artista contemporaneo tra i più apprezzati a livello internazionale per il suo impegno civile nella testimonianza dell’impatto dell’uomo sul pianeta. La mostra, dal titolo Edward Burtynsky: Xylella Studies , documenta il disastro ecologico che ha colpito gli ulivi in Puglia ed è il frutto del lavoro avviato con la Fondazione Sylva , ente no-profit che si occupa di rigenerazione ambientale attraverso attività di riforestazione. Un anno fa la Fondazione, che è nata nel 2021 proprio con lo scopo di rigenerare il paesaggio pugliese, ha ospitato in residenza nel Salento il fotografo canadese autore di Antropocene, affidandogli il compito di tradurre in immagini e video la distruzione del patrimonio arboreo millenario e del paesaggio pugliese causata dal batterio della xylella. La sintesi di quel lavoro si traduce oggi in questa mostra, che la Fondazione Pino Pascali ha prodotto. Le dodici immagini scelte, stampate e realizzate per questo evento saranno in esposizione nelle sale del Museo in un percorso di grande coinvolgimento emotivo. SCHEDA MOSTRA Fondazione Pino Pascali Museo di Arte Contemporanea Polignano a Mare, BA, Italia Edward Burtynsky: Xylella Studies Date 25 novembre 2022 9 aprile 2023 LINK

  • Opuntia | terrimago

    L'Opuntia ficus-indica, meglio conosciuto come ficodindia, è una pianta succulenta della famiglia delle Cactacee ed è xerofila, ossia che vive preferibilmente in ambienti aridi, dove può raggiungere anche i 5 metri di altezza. La pianta non ha un tronco principale, i suoi fusti sono i cladodi, comunemente noti come pale, che si occupano della fotosintesi, mentre le sue foglie col tempo si sono evolute in spine. BOTANICA OPUNTIA FICUS-INDICA di CARLA DE AGOSTINI L’ Opuntia ficus-indica, meglio conosciuto come ficodindia, è una pianta succulenta, con foglie spesse e carnose, della famiglia delle Cactacee ed è xerofila, ossia che vive preferibilmente in ambienti aridi, dove può raggiungere anche i 5 metri di altezza. La pianta non ha un tronco principale, i suoi fusti sono i cladodi, comunemente noti come pale, che si occupano della fotosintesi, mentre le sue foglie col tempo si sono evolute in spine. La sua grande capacità di adattamento in ambienti sfavorevoli è dovuta anche alla sua peculiare fotosintesi che limita le perdite di acqua. Questa via fotosintetica, chiamata Metabolismo Acido delle Crassulacee o CAM, separa nel tempo i processi di assimilazione e fissazione della CO2. Le piante CAM, infatti, aprono gli stomi di notte e non di giorno per l’assorbimento di anidride carbonica. Questo avviene perché di notte le temperature sono minori e la pianta perde meno acqua di quanta ne perderebbe di giorno, quando invece chiude gli stomi e converte l’energia in zuccheri semplici. Questo tipo di fotosintesi aumenta la capacità delle piante succulente di mantenere l’equilibrio idrico, motivo per cui la maggior parte delle piante CAM occupa ambienti aridi o salini, e in generale tutti quelli nei quali la disponibilità idrica è periodicamente bassa. L’origine dell’epiteto Opuntia ficus-indica è stata oggetto di dibattito: secondo alcuni deriva da un’antica regione della Grecia, la Locride Opuntia e dalla sua capitale Opunte, nei cui pressi gli scritti di Plinio il Vecchio riportavano di una pianta con frutti gustosi che radicava dai rami. Col tempo, però è stato confermato che la pianta è originaria del Messico e il nome botanico è quindi dovuto alla somiglianza morfologica del suo frutto col fico mediterraneo e all’origine geografica, le Indie occidentali. Una leggenda vuole che ai tempi dei conquistatori spagnoli l’imperatore degli Atzechi, Montezuma, fosse solito ricevere come tributo dagli stati assoggettati sacchi pieni di grana . Ossia una cocciniglia (Dactylopius coccus) parassita dei cladodi del ficodindia, dal cui corpo essiccato si può estrarre la tinta del rosso carminio, utile per tingere ceramiche, tessuti e architetture, di una tonalità talmente intensa mai vista prima. Il suo potere colorante è infatti dieci volte più forte e persistente del kermes , ritenuto fino ad allora il miglior prodotto per la tintura rossa, tanto che gli spagnoli decisero di tenere nascosto il procedimento per quasi due secoli e mezzo, creando il monopolio della grana cochinilla , che divenne tra i beni più richiesti. Tra i più grandi acquirenti spiccano gli inglesi che tenevano particolarmente al colore delle loro divise, le famose red coats. Fino a quando nel 1777 un medico francese riuscì a scoprire il processo. Ottenuta l’informazione gli inglesi esportano in Australia la pianta e la sua cocciniglia, nella speranza di realizzare piantagioni per realizzare la grana, ma nonostante il clima apparentemente perfetto, gli insetti non sopravvissero. Al contrario, i fichidindia divennero delle piante infestanti danneggiando i pascoli e il territorio: si stima che nel 1920 fossero diffuse su oltre 30 milioni di ettari, con una velocità di conquista di mezzo milione di ettari all’anno! Un danno enorme che ancora oggi si sta cercando di porre rimedio cercando soluzioni. In Europa la pianta venne introdotta per il fascino che emanava e nel XVI secolo divenne un importante protagonista dei giardini botanici, sia per ragioni di curiosità scientifica e che per la sua vocazione ornamentale. Successo confermato anche dalla frequenza con cui la pianta è rappresentata nei disegni o nelle arti figurative, come ad esempio nella Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, dove Bernini mette l’Opuntia a sfondo della rappresentazione del Rio de la Plata. In tutto il bacino del Mediterraneo la sua capacità di adattamento e di propagazione ne hanno facilitato la riproduzione, specialmente nelle isole italiane, dove il ficodindia si è acclimatato fino a divenire un elemento caratteristico del paesaggio e spesso viene utilizzato come frangivento o recinto per i greggi. Inoltre si è rivelato una inesauribile fonte di prodotti e funzioni, la pianta è stata subito apprezzata per l’uso foraggero dei cladodi e per i frutti, che possono essere consumati freschi o utilizzati anche per la produzione di succhi, liquori, gelatine, marmellate, dolcificanti e tanto altro. In Messico si mangiano anche i giovani cladodi, noti come nopalitos, e utilizzati come verdura fresca. La Sicilia è quella che presenta, storicamente, il più ampio panorama di utilizzazioni. Viene infatti coltivato nelle aree interne, dove i frutti vengono definiti addirittura il “pane dei poveri” e nelle zone costiere, tendenzialmente nei giardini fruttiferi per uso produttivo e di piacere. La tradizione contadina siciliana è ricca di prodotti del ficodindia, dal suo liquore ai mostaccioli (biscotti tipici) fino alla mostarda. Nel 1891 René Bazin, scrittore francese di fine ‘800, scrisse che “con una ventina di fichidindia… un siciliano trova la maniera di fare prima colazione, di pranzare, di cenare e di cantare nell’intervallo”. Ed è dalle pale siciliane, e in parte sarde, che il ficodindia arriva e invade l’Eritrea, piantata sia dai missionari italiani del 19° secolo che dai migranti della prima colonizzazione italiana. Qui, i beles, nome in eritreo, non sono solo i frutti ma è anche l’appellativo scherzosamente dato dai coetanei del Corno d'Africa ai giovani eritrei di seconda generazione che risiedono in Italia, perché arrivano con la stessa puntualità dei frutti: nella stagione delle piogge estive, e poi ripartono. Oggigiorno l’Opuntia ficus-indica viene usato per i prodotti più disparati, sia per il suo alto valore nutrizionale, ricco di minerali, soprattutto calcio, fosforo e vitamina C sia per la sua mucillagine, la sostanza che permette alla pianta di avere riserve d’acqua. Grazie ad essa, il ficodindia è infatti diventato un grande protagonista nelle innovazioni ecosostenibili. Per esempio, una professoressa messicana di ingegneria chimica, S. Pascoe Ortiz, ha brevettato un materiale plastico e biodegradabile: mescolando il succo di ficodindia con glicerina, proteine e cere naturali, ha ottenuto un liquido che dopo essere laminato ed essiccato, diventa una bioplastica completamente atossica, biodegradabile e commestibile. Anche in Italia proliferano gli utilizzi alternativi del ficodindia, ad esempio, sempre dalla mucillagine, è stato sperimentato un collante per le operazioni di restauro degli affreschi e dai suoi scarti un’industria tessile ha ricavato un eco-pelle cruelty-free. Ma non basta, ci sono anche occhiali da sole derivati dalle loro fibre, mobili e lampade scultoree realizzate con gli scarti delle pale che a fine vita sono interamente biodegradabili! GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Link Giardino di Valeria Parco Paternò del Toscano Giardino Botanico di Pallanca Giardino Botanico Villa Rocca Altri AMBIENTi E BOTANICA Papaveri e api Vie cave Alberi Caño Cristales Palmeti Palmeti Caldara di Manziana Terra scoscesa Tevere

  • Una nuova scoperta

    Ruth OrkinUna nuova scoperta Una nuova scoperta Ruth Orkin La mostra “Ruth Orkin – Una nuova scoperta” è la più vasta antologica mai organizzata in Italia di una delle maggiori fotorepoter del XX secolo. Oltre 150 fotografie, la maggior parte delle quali originali, ripercorrono l’intera produzione di Ruth Orkin (Boston 1921 – New York 1985), in particolare tra il 1939 e la fine degli anni sessanta, attraverso alcune sue opere capitali come VE-Day, Jimmy racconta una storia, American Girl in Italy, uno degli scatti più iconici della storia della fotografia, e i ritratti di celebrità, tra i quali Robert Capa, Albert Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Lauren Bacall, Vittorio De Sica, Woody Allen e altri. La mostra ha l’obiettivo di raccontare l’attività di una tra le più rilevanti fotografe del Novecento, attraverso un percorso che permetterà al pubblico di scoprire la sua opera elegante, raffinata, profonda e coinvolgente. A dispetto dei pregiudizi di una società̀ che non le consentiva di realizzarsi come regista, Ruth Orkin si avvicinò alla fotografia con una prospettiva del tutto nuova, sperimentando un linguaggio fotografico innovativo in grado di andare oltre l’immagine fissa per raccontare le storie che si celano dietro ai gesti più̀ semplici e quotidiani, dove cinema e fotografia confluiscono, fondendosi l’uno nell’altra. Musei Reali Torino Torino, TO, Italia 17 marzo 2023 / 16 luglio 2023 LINK

  • gardenphotoclub | terrimago

    Terrimago fotografare Condividi i tuoi scatti Abbiamo deciso di creare una comunity di fotografie di giardini , In questa sezione è possibile condividere i tuoi scatti con tutta la comunità del Garden Photography Club. Basta iscriversi e caricare i tuoi scatti migliori con una piccola descrizione del progetto fotografico ed eventuali didascalie. Si potrà avere anche una piccola lettura del tuo portfolio.

  • Terrimago il sito dei giardini per i giardini.

    Terrimago il sito dei giardini per i giardini, si occupa di valorizzare e diffondere la cultura e la conoscenza dei giardini, degli orti botanici, dei parchi e della natura attraverso servizi fotografici e collaborazioni professionali coi proprietari. Inoltre insegna a fotografarli al meglio. Terrimago.com Passion for Gardens and Photography Terrimago.com il portale dei giardini e per i giardini Terrimago è una struttura nata per valorizzare e diffondere la conoscenza della natura e della botanica, promuovere giardini, parchi, orti botanici e dimore storiche attraverso la realizzazione di progetti fotografici on line fruibili gratuitamente e pubblicazioni mirate. Terrimago fotografie SERVIZI FOTOGRAFICI NUOVO LIBRO Nella sezione Terrimago fotografie si possono trovare, gratuitamente, articoli e servizi fotografici di giardini, orti botanici e parchi realizzati con le fotografie di Cristina Archinto e con testi di differenti autori. Storie di giardini, di piante e personaggi, per raccontare questo mondo da una diversa angolazione, più curiosa, storica e avvincente. Gli ultimi servizi di Terrimago alberi a Villa Borghese Parchi Orto Botanico di Madrid Orti Botanici Villa Pisani Giardini Garden of Villandry Gardens Meise Botanical Garden Botanical Gardens Royal Villa of Marlia Gardens Villa Marlia Giardini Orto Botanico di Meise Orti Botanici TUTTI I SERVIZI Terrimago fotografare Per migliorare i propri scatti Terrimago fotografare è una sezione di Terrimago che si sviluppa in un ambito puramente fotografico, con l'aiuto di Cristina Archinto fotografa di giardini e paes aggi da tanti anni. CONTINUA newsletter

  • Davidia Involucrata

    < Back Davidia Involucrata Davidia Involucrata La Davidia Involucrata è una pianta a foglia caduca ad alto fusto, originaria della Cina. Si presenta con grandi foglie a forma di cuore con un margine seghettato. Il fiore, piccolo e quasi insignificante, è racchiuso in un calice formato da due brattee pendenti in posizione opposta di color bianco che ricordano dei pezzetti di tessuto, da qui l’appellativo Albero Fazzoletto. Le brattee sono foglie modificate che accompagnano le infiorescenze o i fiori, come per esempio la parte verde sotto i petali della margherita, con una funzione di protezione o vessillare per gli impollinatori. La storia che porta la Davidia in Europa è piena di peripezie e leggende: da una parte si racconta che nel 1897 un missionario abbia inviato in Francia 37 semi di questa pianta, dai quali tuttavia nacque una sola pianta che fiorì, per la prima volta, nel 1906. Altri sostengono che tutto iniziò nel 1899, quando il vivaista Henry Veitch commissionò a un giovane botanico del Kew, Ernest Wilson, di andare in Cina in cerca dei semi del leggendario albero. Il ventiduenne, con una cartina e qualche indicazione scritta, partì per la regione dello Yunnan alla ricerca dell’unico esemplare che si pensava esistesse. Dopo lunghe fatiche, banditi, malattie, naufragi, e finalmente a destinazione scoprì che l’albero indicato era stato tagliato e usato per costruire una casa. Senza darsi per vinto, e grazie alle amicizie con i locali imparò la lingua, e riescì a trovare altri esemplari, di cui mandò i semi in Inghilterra nel 1901. Per quanto la Davidia abbia un portamento e una fioritura molto caratteristici, spesso si preferisce la sfioritura ossia quando le brattee bianche si staccano nel momento del loro massimo turgore e dolcemente atterrano al suolo creando un tappeto niveo che dura alcuni giorni, un momento spesso accompagnato da una gentile brezza stagionale che crea spettacolari nuvole bianche danzanti intorno all’albero. Purtroppo, assistere a questo fenomeno non è facile: la prima fioritura avviene tardivamente, di solito non prima del decimo anno di età, e non è regolare, per questo assistervi è un raro privilegio. In Piemonte la Davidia di Villa Taranto è inserita nell’elenco di alberi monumentali, questo esemplare è famoso perché messo a dimora nel 1938 dall’infante di Spagna Don Jaime. Nel mondo anglosassone la pianta è nota anche come albero dei fantasmi, Ghost tree, o albero delle colombe, Dove tree. Link Previous Next

  • Orto Botanico di Dublino | terrimago

    È anche grazie al duro lavoro di alcune botaniche irlandesi che, dalla fine del '700, hanno lavorato come ricercatrici botaniche studiano fiori e licheni locali che nasce l'orto botanico di Dublino. DUBLINO Begonia nella Curvilinear Glasshouse ORTO BOTANICO DI DUBLINO Donne irlandesi alla conquista della botanica Fotografie Cristina Archinto Testo Alessandra Valentinelli L 'Irlanda è tra i paesi europei più poveri di flora. Secoli di pascolo e attività agricole hanno inoltre depauperato e alla fine ostacolato la crescita delle foreste. Eppure quel verde squillante che tanto incanta è il riflesso di una biodiversità alquanto articolata. Zona delle Graminacee con infondo La Great Palm House È insospettabile la ricchezza di un semplice prato: fiori, erbe, felci, licheni. Può apparire meno avvincente di una giungla o di una spedizione nei mari del Sud, ma forse è proprio questa dimensione “domestica” a permettere alle donne irlandesi la conquista, prima che altrove, di un ruolo di rilievo nel pantheon degli studi botanici. Lo è per Ellen Hutchins che a fine '700 girando la contea di Cork, classifica centinaia di muschi ancora sconosciuti, per Anne Elizabeth Ball che a metà '800 è fra i più stimati esperti di alghe , o per Katharine Sophia Kane che nel 1833 pubblica una pionieristica sistematizzazione della flora irlandese e sarà perciò la prima donna ammessa alla Società Botanica di Edimburgo. Il Giardino Roccioso e Praterie su roccia calcarea naturale nella zona delle Autoctone d'Irlanda Molte operano all'ombra dei più famosi colleghi maschi: si pensa che Lady Kane abbia scritto sotto pseudonimo mentre la Hutchins non si è mai spinta oltre i propri erbari. Ma quando l'attenzione degli accademici si sposta dalle specie esotiche alle endemiche, le loro ricerche si rivelano fondamentali per progredire nella conoscenza dell'ecologia locale, individuarne vulnerabilità e minacce; così un secolo dopo, la descrizione del legame fra licheni e periodo di emersione dalle maree è riconosciuta a Matilda Knowles , archivista ai Giardini dal 1903 al 1933, contributo essenziale alla comprensione degli ambienti costieri. Asteraceae nella zona Piante Annuali Per riannodare i fili di una memoria tanto intimamente intrecciata alle risorse della terra, Matthew Jebb, attuale direttore dell'Orto Botanico di Dublino, ha ricostituito interi habitat, trasportando dagli ambienti originari, sin le pietre e il terriccio. Unico esempio tra gli Orti d'Europa, mostrano l'evoluzione spontanea degli ecosistemi: il passaggio dalla palude di canneti al cariceto, quando le piante ad accrescimento più rapido accumulano su quelle morte una zolla abbastanza alta da fuoriuscire dall'acqua. Spiegano il lento maturare del paesaggio alberato, la millenaria formazione delle distese di torba, il ritrovamento di boschi fossili intrappolati sotto gli strati di muschio . Insegnano con la loro manifesta fragilità, che le piante appartengono a comunità biologiche, evidenziando l'importanza di siepi, stagni, corridoi e reti verdi per la tutela delle specie selvatiche. Ripristinano equilibri a rischio e fioriture in via di estinzione. Prefigurano il possibile futuro. Piante del Sud Africa nella Curvilinear Glasshouse Vero museo a cielo aperto, Dublino ha di recente promosso anche i restauri delle serre ottocentesche: simboli della peculiare fusione fra estetica e ingegneria delle architetture in ferro e vetro, sono il risultato di un progresso tecnico incalzante. La Curvilinear Glasshouse è terminata nel 1848. Il cantiere si è protratto per 5 anni, la ditta incaricata dei lavori è fallita; disegnata da Richard Turner, all'epoca progettista noto per l'Orto di Belfast, ormai attivo a Kew, conta circa 8.500 lastre, arrotondate ai bordi per sovrapporsi e far defluire la pioggia, sagomate su i 9 specifici raggi di curvatura del tetto, montate in 20 diverse combinazioni: risanata recuperando, anche da Kew, i vecchi decori in ferro battuto, assembla pezzi standard, vetri prodotti con soluzioni allora di avanguardia, ma l'insieme resta irripetibile. La Great Palm House, scherzosamente ribattezzata “Casa della Giungla”, è invece già figlia della prefabbricazione: inaugurata nel 1884 per sostituire la precedente, in legno, distrutta da un forte temporale, ha le parti in ghisa forgiate in serie in Scozia; si è così potuto smantellarne le componenti, rifonderne le ammalorate in stampi fedeli agli originali e nel 2004 restituirla libera da ruggine e corrosione, protetta da moderni trattamenti. Laghetto “Camminare è perfetto per raccogliere idee” dice invitante, Matthew Jebb. Aperti ogni giorno tranne Natale, gratuiti, frequentatissimi da tutte le età, i Giardini di Dublino sono oggi un luogo per condividere saperi, svago e passion i: dove nutrire l'inesauribile curiosità sull'ambiente che ci circonda o tentare la riffa delle piante, lasciarsi sorprendere, e magari scoprirsi attratti, dalle frontiere inesplorate della biodiversità. Accostandosi alla vitalità della natura nelle sue forme più semplici o attraverso le culture materiali del passato, narrano la complessità delle sue funzioni nei territori. Spingono a interrogarsi sui cambiamenti climatici in atto e i paesaggi di domani. Offrono soprattutto un nuovo modo di rapportarsi ai suoi mutevoli assetti, nel rispetto per cicli alla cui sorte siamo indissolubilmente legati. IN EVIDENZA Donne Botaniche Irlandesi Ellen Hutchins (1785–1815) Oltre 200 anni fa, sulle coste del West Cork, una giovane donna raccoglieva, studiava e identificava avidamente le piante. Ellen Hutchins è stata la prima donna botanica d'Irlanda anche se un po’ dimenticata ma nel campo della botanica il suo contributo è ampiamente conosciuto e apprezzato. Nata in una famiglia poverissima a due anni rimase orfana di padre, ma grazie alle cure e all’attenzione di Mr Stokes, un eminente medico irlandese, e sua moglie che Ellen decise di dedicarsi alla botanica dividendo il suo tempo alla ricerca di piante all’aria aperta, fatto che giovò molto la sua salute precaria, e alla catalogazione delle sue scoperte, producendo parecchi disegni ad acquerello dettagliati e meticolosi. La sua capacità di trovare nuove piante e la qualità dei suoi disegni e dei suoi esemplari suscitarono l'ammirazione dei principali botanici dell'epoca e il suo lavoro fu presentato in molte pubblicazioni. Sebbene non abbia mai pubblicato con il proprio nome, fu un importante contributo alle nuove scienze vegetali in via di sviluppo della sua epoca. Nella sua vita catalogò più di mille piante tra alghe e licheni e ne scopri alcune dandogli il suo nome come Jubula hutchinsiae e Herberta hutchinsiae . Velvet horn fucus tormentosus dalla raccolta alla pubblicazione Anne Elizabeth Ball (1808–1872) A differenza della sua predecessora Ellen Hutchins, Anne nacque in una famiglia già inserita in un mondo di scienza e natura, il fratello Robert Ball era il naturalista e il padre Bob Stawell Ball un astronomo. Poco più che ventenne Anne iniziò a raccogliere e studiare le alghe marine e, pur non essendo membro delle società scientifiche dublinesi essendo donna, si affermò come algologa di successo. Tuttavia, come era consuetudine all’epoca, i suoi lavori furono pubblicati da naturalisti uomini come William Henry Harvey, un amico del fratello, che ricambiò nominando a suo nome il genere Ballia e la specie Cladophora balliana. Ball inoltre contribuì anche a fornire a William Thompson delle schede illustrate di idroidi, che furono pubblicate nel quarto volume di The Natural History of Ireland nel 1856. Le sue collezioni sono state conservate e successivamente acquistate dall’Orto Botanico di Dublino fino 1961 passarono al Natural History Museum di Londra. Un'esemplare di Ballia callitricha in un erbario Katharine Sophia Kane (1811-1886) Rimasta orfana anche lei in giovane età fu cresciuta dallo zio Matthias O'Kelly che aveva una forte attrazione verso la natura, come del resto il figlio Joseph che divenne geologo. Katherine aveva solo 22 anni all'epoca della sua prima pubblicazione The Irish Flora e, sebbene non fosse un'opera di grandi dimensioni, fu una delle prime del suo genere, lodata per la sua accuratezza. Nel 1836, l'allora venticinquenne Katherine divenne la prima donna ad essere eletta membro della Società Botanica di Edimburgo e il suo erbario è conservato presso l'University College di Cork. Nella sua vita si interessò anche alla coltivazione degli alberi, scrivendo sull'argomento per l'Irish Farmer's and Gardener's Magazine Il frontespizio del volume The Irish Flora del 1833 Matilda Knowles (1864- 1933) Matilda fu incoraggiata fin dalla tenera età da suo padre William James Knowles, anch’esso scienziato dilettante, portando lei e sua sorella alle riunioni dei Belfast Naturalist. I suoi studi la portarono ad essere considerata la fondatrice degli studi moderni sui licheni d’Irlanda. Nel1895 fu l’autrice, insieme a Derry Mary Leebody, di La flora del nord-est dell'Irlanda e tra il 1897 e il 1933 pubblicò oltre trenta articoli scientifici su un'ampia gamma di argomenti botanici. Fu durante lo studio dei licheni di Howth che scoprì come i licheni costieri crescono in sponde distinte e si distinguono per il loro colore: nero, arancione e grigio Dal 1923 ha condiviso la curatela del National Museum of Ireland Herbarium , una collezione di piante essiccate e pressate ora conservate nei all’Orto Botanico di Dublino. Si dice che il suo lavoro abbia "costituito un importante contributo di base alla botanica fungina dell'Irlanda e dell'Europa oceanica occidentale" Licheni raccolti da Matilde Knowles GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri orti botanici Jardin des plantes Nantes Orto botanico di Berlino Orto botanico di Madrid Orto botanico di Amsterdam Orto botanico di Napoli Orto Botanico di Zurigo e la Serra Malgascia ARC_7320 Orto botanico di Ginevra L1030823 Orto botanico di Siena

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