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- Giardino dell'impossibile | terrimago
Il Giardino dell’Impossibile è un complesso di giardini ipogei che sorge in una cava di tufo dismessa a Villa Margherita sull’isola di Favignana. La pietra tufacea, le fontane e i pergolati ospitano una ricca vegetazione in un luogo "impossibile". SICILA FAVIGNANA IL GIARDINO DELL'IMPOSSIBILE Un’attività antica e caratteristica della Sicilia e in particolare di Favignana, una delle Isole Egadi, era lo sfruttamento delle cave di tufo, dette “pirrere”, dove la roccia di calcarenite compatta veniva ridotta in blocchi di varie dimensioni. I mastri cavatori (i pirriaturi) utilizzando mannaie e altri semplici arnesi manuali hanno scavato il terreno in profondità, lasciando vaste voragini nel caso delle cave a cielo aperto, o un dedalo di gallerie, cunicoli ed ambienti nel caso delle cave in grotta. A Favignana, gli abitanti estraevano la pietra dapprima lungo la costa, poi, per non farsi individuare dai pirati, nell’interno dell’isola. Quando non vi era più nulla da utilizzare, la cava veniva abbandonata, e allora, il più delle volte, veniva trasformata in “giardino”: per la sussistenza delle famiglie vi venivano infatti pianti soprattutto alberi da frutto, come mandorli, carrubi, limoni e arance, che crescevano a meraviglia, protetti dal caldo estivo, dai venti invernali, dalla salsedine. A volte si piantavano anche qualche pino o palma, per simboleggiare l’acqua come nel mondo arabo, oppure la vite, il melograno e qualche fiore, da portare in casa e al cimitero, e vi si allevavano animali da cortile, come conigli, galline, e perfino il maiale; ovviamente dovevano contenere un pozzo, dal quale si estraeva l’acqua, che, anche se leggermente salmastra serviva per cucinare, lavare, per annaffiare gli alberi e le piante. Grazie a questi giardini, oggi definiti giardini ipogei, Favignana era autosufficiente. Oggi Favignana ne è costellata, parte integrante di abitazioni e giardini, persino nel centro storico, perché spesso le case dei proprietari venivano costruite accanto alle cave; il loro recupero, quindi, è necessario per restituire la memoria di questi luoghi e promuoverne la conoscenza. È quanto è accaduto con i Giardini Ipogei di Villa Margherita, detti anche Giardini Impossibile, iscritti nel Libro delle Espressioni del R.E.I.L. Isole Egadi in quanto espressione del patrimonio culturale dell’umanità. Sono il frutto di un sogno e della tenacia della loro proprietaria, Maria Gabriella Campo, che, arrivata a Favignana come giovane sposa, quaranta anni fa, decise, contro il parere di tutti, di bonificare le grandi cave di famiglia, e di trasformarle in giardini. Durante i lavori di bonifica, iniziati nel 2001, sono emersi scorci suggestivi e le tracce dei diversi sistemi di taglio nelle varie epoche estrattive: le gallerie e grotte risalenti al Sette-Ottocento e la grande parte a cielo aperto, tagliata con mezzi meccanici negli anni 1950-60. Quattro anni dopo, nel 2005, dopo l’aggiunta di terra per innalzare di alcuni metri il fondo delle cave più profonde, sono state messe a dimora oltre 300 specie e varietà diverse, provenienti da tutto il mondo, tra cui pini d’Aleppo, alberi da frutta, carrubi, falso pepe (Schinus molle), olivi, corbezzoli, Polygala myrtifolia, Callistemon, ginestre, agavi e Dasylirion a profusione, papiri e ninfee. Oggi, Giardini Ipogei di Villa Margherita (che è anche residence) sono dunque un luogo di estrema magia, un orto botanico e un Eden sommerso. Percorrendoli, si percepiscono, a tratti, immagini di paesaggi lontani e quasi primordiali, di antichi tempi pagani, dei giardini arabi e persiani. Testo di Margherita Lombardi tratto da: ITALIAN BOTANICAL HERITAGE Il giardino Info: Sito ufficiale Altri giardini Villa d'Este GIARDINO Kenroku-en PARCO Ninfa GIARDINO Villa Pizzo GIARDINO Castello di Masino GIARDINO Parigi PARCO
- L’alba di un nuovo classicismo
Pierre-Auguste RenoirL’alba di un nuovo classicismo L’alba di un nuovo classicismo Pierre-Auguste Renoir Verso la fine degli anni Settanta, l’esperienza impressionista per Pierre-Auguste Renoir , uno dei massimi interpreti del movimento, andava esaurendosi. Scosso da una profonda inquietudine creativa , Renoir decide di recarsi, nel 1881, in Italia . Un viaggio lungo la penisola che lo porterà da Venezia a Firenze, da Roma a Napoli, fino a Palermo. Travolto dalla forza della luce mediterranea , rapito dalla bellezza di Capri , dai capolavori antichi del Museo Archeologico di Napoli , impressionato dai dipinti di Carpaccio e Tiepolo e dalla “semplicità e grandezza” degli affreschi di Villa Farnesina , Renoir matura una rivoluzione artistica : dalla joie de vivre delle scene di divertimento della borghesia parigina a uno stile aigre , aspro, che fondeva la lezione di Raffaello con quella di Ingres. Era l’alba di un nuovo stile. "Pierre-Auguste Renoir. L’alba di un nuovo classicismo " racconterà soprattutto questa seconda fase della carriera dell'artista. Muovendo dal grande studio preparatorio a olio su tela del celeberrimo Moulin de la Galette , il percorso di mostra seguirà l’evoluzione dello stile di Renoir a partire dal ritorno dopo il viaggio in Italia: dai primi esempi di “moderna classicità ” alla pittura di stile neo-rinascimentale , fino ai paesaggi della Provenza e della Costa Azzurra . Un Renoir per certi aspetti inedito, “profeta” di quel rappel à l’ordre che avrebbe caratterizzato l’arte del periodo tra le due guerre. Palazzo Roverella Rovigo, RO, Italia 25 febbraio 2023 / 25 giugno 2023 LINK
- Castello di Masino | Terrimago
Lo storico Castello di Masino domina la piana di Ivrea in Piemonte da oltre dieci secoli. Il castello, gestito oggi dal FAI, è circondato da un giardino all'inglese che ospita il secondo labirinto botanico più grande d'Italia. PIEMONTE Castello di Masino Da oltre mille anni, il Castello di Masino domina la vasta piana del Canavese da un’altura antistante la suggestiva barriera morenica della Serra di Ivrea, paesaggio intatto e infinito. Questa posizione strategica costò al maniero frequenti contese, ma il nobile casato dei Valperga, che tradizione vuole discendente da Arduino, noto nella leggenda come primo re d’Italia, ne mantenne il possesso fin dalle origini, documentate già nel 1070. Nel corso dei secoli l’illustre famiglia convertì il Castello in residenza aristocratica, poi in elegante dimora di villeggiatura. A raccontare questo glorioso passato sono i saloni affrescati e arredati con sfarzo, le camere per gli ambasciatori, gli appartamenti privati, i salotti, le terrazze panoramiche: un raffinato sfoggio di cultura sei e settecentesca che trovò espressione anche negli ambienti dedicati alla celebrazione del sapere, come la preziosa biblioteca che conserva più di 25mila volumi antichi. Intorno, un monumentale parco romantico con uno dei più grandi labirinti d’Italia, un maestoso viale alberato, ampie radure e angoli scenografici che a primavera si inondano di eccezionali fioriture. Andare a visitare Masino regala ogni volta un’esperienza diversa: dalla visita al Castello, secondo formule diverse, a una giornata all’aperto per vivere il Parco oppure, ancora, uno fra i numerosi eventi organizzati lungo il corso dell’anno, magari godendo della caffetteria panoramica. Anche in compagnia dei bambini, che qui possono divertirsi con la caccia al tesoro o visitare il Museo delle Carrozze, la Torre dei Venti, il Giardino dei Folletti e ancora altri ambienti pensati per loro. Links Castello di Masino del Fai Foto ©CRISTINA ARCHINTO Altri GIARDINI e PARCHI Parco del Paterno del Toscano Villa Lante Labirinto della Masone Villa d'Este Giardino di Kenroku-en Giardino di Ninfa Villa Pizzo Parchi di Parigi
- Gieshe, Samurai e la Civiltà del piacere
Utamaro, Hokusai, Hiroshige.Gieshe, Samurai e la Civiltà del piacere Gieshe, Samurai e la Civiltà del piacere Utamaro, Hokusai, Hiroshige. IL GIAPPONE PROTAGONISTA A TORINO DAL 23 FEBBRAIO AL 25 GIUGNO 2023 ALLA SOCIETÀ PROMOTRICE DELLE BELLE ARTI SKIRA PRESENTA UTAMARO, HOKUSAI, HIROSHIGE. GEISHE, SAMURAI E LA CIVILTÀ DEL PIACERE Il nuovo evento espositivo prodotto da Skira presenta l’universo giapponese attraverso oltre 300 capolavori, alcuni dei quali mai visti in Italia: stampe dei maggiori maestri dell’ukiyo-e, quali Hokusai, Hiroshige, Utamaro, Kunisada, Yoshitoshi, Sharaku, oltre ad armature di samurai, kimono, maschere teatrali, rare matrici di stampa, preziosi ornamenti femminili, sculture in pietra, stendardi. L’esposizione, curata da Francesco Paolo Campione, direttore del MUSEC - Museo delle Culture di Lugano, prodotta da Skira, in collaborazione con il MUSEC e con la Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, col patrocinio del Comune di Torino, analizza l’universo giapponese attraverso un percorso tematico, suddiviso in nove sezioni, con oltre 300 capolavori, alcuni dei quali mai presentati in Italia: stampe dei maggiori maestri dell’ ukiyo-e , quali Hokusai, Hiroshige, Utamaro, Kunisada, Yoshitoshi, Sharaku , oltre ad armature di samurai, kimono, maschere teatrali, rare matrici di stampa, preziosi ornamenti femminili, sculture in pietra, stendardi , provenienti dalle collezioni del MUSEC di Lugano, dal Museo di Arte Orientale di Venezia, dal Museo di Arte Orientale di Torino, dal Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste, dalla Fondation Baur Musée des Arts d’Extrême-Orient di Ginevra e da importanti collezioni private. La rassegna si propone come una originale ricostruzione, in tutti i suoi aspetti, della “civiltà del piacere”, una peculiare stagione storico-artistica del Giappone - il periodo Edo (1603-1868) - in cui il paese, pacificato all’interno dei propri confini e stretto in una politica di isolamento dal resto del mondo (sakoku ), portò la ricca classe dei mercanti (chōnin ), impossibilitati a comprare beni fondiari, a dedicarsi ai piaceri dell’esistenza, come gli spettacoli del kabuki , la frequentazione delle geishe nelle case da tè e l’acquisto di straordinarie opere d’arte. Società Promotrice delle Belle Arte Torino, TO, Italia 23 febbraio 2023 / 25 giugno 2023 LINK
- Luce e controluce
Il parco del Valentino si sviluppa lungo le sponde del fiume Po ed ha una grande varietà di alberi. In autunno i colori sono tantissimi ed è fondamentale avere la luce giusta per raccontarli. Alle prime luci della giornata, quando il sole è di taglio e si infila negli alberi, o si adagia sulle chiome degli alberi è il momento migliore, non è fortissimo e si può lavorare molto anche controluce, magari usando elementi naturali come foglie e rami come filtri. Per raccontare i colori dell’autunno la luce è fondamentale. Il parco del Valentino Luce e controluce Il parco del Valentino si sviluppa lungo le sponde del fiume Po ed ha una grande varietà di alberi. In autunno i colori sono tantissimi ed è fondamentale avere la luce giusta per raccontarli. Alle prime luci della giornata, quando il sole è di taglio e si infila negli alberi, o si adagia sulle chiome degli alberi è il momento migliore, non è fortissimo e si può lavorare molto anche controluce, magari usando elementi naturali come foglie e rami come filtri. Per raccontare i colori dell’autunno la luce è fondamentale. Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here TUTTI I CONSIGLI
- Giardini e Fotografia | terrimago
Terrimago.com il portale dei giardini e per i giardini Terrimago è una struttura nata per valorizzare e diffondere la conoscenza della natura e della botanica, promuovere giardini e la loro storia attraverso la realizzazione di progetti fotografici e pubblicazioni fruibili gratuitamente. Inoltre insegna a fotografarli. Terrimago fotografare Terrimago fotografare è una sezione di Terrimago che si sviluppa in un ambito puramente fotografico, con l'aiuto di Cristina Archinto fotografa di giardini e paesaggi da tanti anni. Qua si possono trovare i consigli fotografic i su come migliorare i propri scatti in uno specifico campo come quello dei giardini e delle piante. Iscrivetevi alla newsletter per tenervi sempre aggiornati e non perdere nessuna informazione. SCOPRI Cristina Archinto, fotografa di giardini da tanti anni, con le sue fotografie ci proietta oltre la dimensione meramente estetica, ci accompagna in un'esperienza profonda con l'ambiente, con un giardino, con la natura. I suoi racconti fotografici narrano stupore e portano a riflettere su queste bellezze, e regalano un sussulto per lo spirito, un viaggio culturale. Giochi fotografici sapienti per ricostruire la magia di un giardino, di un orto o di una pianta; la magia della natura." Mia fair newsletter
- Priorato d'Orsan | terrimago
Un racconto ambientato nell'affascinate giardino del Priorato d'Orsan, per vivere da vicino un contesto così parricolare come un giardino mediovale. RACCONTI AMBIENTATI Il giovane giardiniere al Priorato d'Orsan Testo e fotografie di Cristina Archinto Quel giorno riemerse dal profondo sonno senza quel fastidioso rumore della sveglia, ma sapeva già che di lì a poco comunque sarebbe suonata; vedeva il tenue bagliore provenire dall’abbaino. Cercò di rivivere i suoi sogni notturni ma si erano già dissolti, scappati chissà dove. Appoggiò i piedi sul pavimento di legno antico, anche se ristrutturato da poco gli era rimasto attaccato quel piacevole scricchiolio. Di giorno i suoi passi si sarebbero sentiti anche al piano di sotto, nel grande bookshop dove i turisti impazzivano per tutti quegli articoli, dal sapone alle essenze, dai vasetti ai libri, ma a quell'ora era ancora chiuso. Controllò che ci fosse dell’acqua nel bollitore e lo accese, nell’attesa apri le tende e controllò il tempo; bello anche oggi, per fortuna. Nella stanza in un angolo c’era anche un piccolo lavandino, invece il bagno vero e proprio era infondo al corridoio, in comune, ma lui era solo in tutto il sottotetto, la sua era una soluzione per pochi mesi, erano stati gentili a concedergliela; gli altri con situazioni diverse erano sparsi nei d’intorni o nel villaggio, lui arrivava da Parigi. Chissà com’era il tempo a Parigi oggi, sicuramente incominciava a far freddo. Poco dopo si accorse che, come spesso gli accadeva, si era un po’ perso nei suoi pensieri, si era fatto tardi, doveva sbrigarsi, la riunione nello stanzone affianco a quello degli attrezzi stava per cominciare. Corse di sotto coi suoi scarponcini e la sua tuta e poco dopo il suo arrivo Gilles, il capo giardiniere, affabile come sempre, impartì i compiti della giornata ad ognuno. Trent’anni prima a Gilles erano stati affidati i tredici ettari di giardini del monastero in stato di abbandono da riportare al suo antico medioevale splendore, un durissimo lavoro che lui però aveva amato dal primo giorno. Oggi anche se erano in cinque c’era sempre moltissimo da fare, il giardino era grande e inoltre c’era la questione di “sostituire il più possibile la benzina dei macchinari con il sudore dei muscoli e della fronte” come ricordava il capo ogni mattina. Anche i pesticidi erano vietati, e si doveva andare nelle fattorie vicine a recuperare il letame, un lavoraccio che spesso toccava a lui, l’ultimo arrivato. Ma in fondo è giusto iniziare dal basso. Era arrivato lì più per caso che per scelta e ora però doveva decidere sul suo futuro, il giorno era arrivato. “Poi più tardi parliamo” gli disse Gilles alla fine della riunione, e lui non aveva idea di come procedere con la sua vita. Ma per fortuna aveva ancora tutto un giorno per tirare le somme. I giardini erano organizzati intorno al chiostro centrale, da dove partivano quattro vicoli, che simboleggiavano i quattro fiumi del paradiso. Da qui si aveva accesso ai numerosi giardini adiacenti quali il frutteto con gli antichi alberi di mele e pere, la corte con la vite e il giardino dei semplici con le piante medicinali e l’orto con le sue piante aromatiche con le sue verdure, ed era di lì che doveva passare per recarsi al labirinto di cui si doveva occupare quella mattina, recidere i fiori secchi e sistemare gli intrecci di legno. Di strutture in legno il giardino ne era pieno, si perché per gli architetti Lesot e Patrice Taravella che avevano scommesso sul luogo nel 1991 ristrutturandolo, era un modo di sottolineare l’anima medioevale del giardino. Strutture per sedersi, pergolati per la vite o strutture per il supporto delle rose rampicanti, piccole corone per sostenere le piante da fiore, strutture per rialzare le verdure o i fiori realizzati con l’intreccio di rami di castagno, bellissime ma che avevano bisogno di un costante lavoro di manutenzione. Ma come diceva fin dagli albori San Girolamo per fuggire dai pericoli dell’ozio bisogna dedicarsi ai mestieri “fai cesti con le canne e intreccia i canestri con i vimini, zappa la terra e suddivide il tuo orti con piccoli riquadri uguali” ed infondo era quello che lui faceva da sei mesi. Passando per l’orto constatò che le verdure non erano più spettacolari come agli inizi dell’estate, ora era il tempo delle zucche, di quel bell’arancione, piantate da un’altra parte del giardino. Anche le rose erano sfiorite ma il passare per quel pergolato era sempre un’emozione. Si mise subito al lavoro, sapeva che di lì a poco sarebbero arrivati i turisti e tutto diventava più difficile, non tanto per la loro presenza sempre discreti e rispettosi ma capitava che venisse subissato di domande e a lui le domande non piacevano, lo riportavano a scuola paralizzandolo, anche se sapeva perfettamente la risposta. Dopo un po’ si accorse che aveva fame, certo il caffè poi non l’aveva bevuto, peccato aveva anche quei buoni biscotti alla cannella che gli aveva regalato la ragazza che si occupava del bistrot o sala da tè come amavano chiamarla, coi succhi di frutta naturali e altre prelibatezze. Fortunatamente gli venne in mente che il giorno prima passando la falciatrice a mano nel frutteto aveva raccolto una mela, una succosa Gros Jaune e gli era rimasta in tasca; l’avrebbe mangiata dopo un po’ di duro lavoro. Così avvenne a metà mattina. Seduto su quella bella struttura circolate attorno all’albero di cachi al centro del labirinto si gustò la sua mela nella quiete, questa si che era pace rifletté. Forse la stessa che cercava Robert d'Arbrissel quando nel 1107 decise di fondare questo Priorato di Notre Dame d'Orsan , nella Francia centrale in balia di guerre e violenze. Lui, di certo fu un rinnovatore dei suoi tempi; nella sua nuova comunità non solo mise a capo una badessa, Pétronille de Chemillé , ma accolse aderenti di ogni condizione e soprattutto di entrambi i sessi, fatto raro a quei tempi. Un uomo che aveva lasciato il segno e che per anni aveva avuto tantissimi seguaci e pellegrini che venivano da tutto il mondo per onorarlo e ammirare il suo monastero. "Lui. E io che volevo fare della mia vita" si chiese il ragazzo. Certo Parigi gli mancava, caspita se gli mancava, ciondolare tra bistrot con gli amici, andare al cinema, non avere preoccupazioni. Certo anche altri come lui avevano smesso, si erano trasferiti altrove per studiare o lavorare; ogni tanto si messaggiava con qualcuno. Verso mezzogiorno, come tutti i giorni si diresse verso la mensa, in realtà si trattava di una stanza affianco alla cucina normalmente adibita a dispensa, con un bel tavolone di legno rustico, dove ogni volta che il cuoco impastava la pasta per le quiche lorraine da vendere nella sala da tè, rimaneva tra le fessure del legno uno strato di farina e acqua e un caldo profumo. I pasti erano sempre leggeri ma nutrienti, non si voleva certo rischiare di trovare qualche giardiniere appisolato all’ombra di un bel albero. Nel pomeriggio si occupò del giardino dei fiori, piccolo ma pieno. I fiori erano tutti rigorosamente curativi o in alternativa commestibili. In questo periodo c’erano le aquilegie che gli piacevano molto, certo non da mangiare però; anche alcune dalie gli piacevano con quei colori melange e con quelle trame quasi trasparenti. Intanto il tempo passava e ancora non aveva idea cosa avrebbe detto al suo capo, ogni volta che propendeva per una decisione arrivava l’altra in modo deciso. Arrivò il momento in cui il sole iniziò a calare e lui si appropinquò dubbioso verso il deposito per pulire e sistemare i suoi attrezzi. Giunto davanti alla porta incrociò la giovane del bistrot, caspita quant’era bella e anche timida quasi quanto lui, inoltre aveva quell’aria misteriosamente tenera. Fu allora che con una determinazione che non sapeva di avere decise che era il momento, dopo mesi, di invitarla fuori per bere o mangiare qualcosa. Lei dopo averlo ascoltato con attenzione gli rispose solo con un sorriso, un sorriso meraviglioso che illuminò tutto il giardino e dissipò anche la nebbia sul suo futuro. Foto ©CRISTINA ARCHINTO Link
- Libro orti botanici | terrimago
Le fotografie di Cristina Archinto accompagnano in un viaggio alla scoperta dei maggiori orti botanici d'Europa, per immergersi in un percorso botanico e naturale che attraversa secoli di storia e di scienza. SHOP LIBRI ORTI BOTANICI D'EUROPA Un viaggio tra storia, scienza e natura di Cristina Archinto Nati dalla moderna esigenza di sistematizzare la conoscenza della natura, i primi orti botanici sorgono per volere delle università: Padova nel 1545, poi Firenze, Pisa, Bologna nel 1568. Vi si studiano le specie d'uso comune, medico, alimentare, quindi le esotiche che lungo le rotte dal Nuovo Mondo, iniziano ad arrivare dai quattro angoli del pianeta. A partire dal '600 non c'è Casa Reale che rinunci al prestigio di formare la propria raccolta. E mentre su Londra, Parigi o Madrid convergono botanici ed esploratori, ad Amsterdam si celebra il Secolo d’oro degli scambi di bulbi e spezie con l’Oriente più remoto. Metà orto dei semplici, metà giardino delle meraviglie, si arricchiscono di serre, specchi d'acqua e terrazze pensili. Divengono luoghi sempre meglio deputati a osservare, acclimatare, disseminare, dove piante storiche ormai monumentali celebrano insieme il viaggio e la scoperta, l'erudizione colta e la speculazione scientifica. Se oggi Kew Gardens concentra la più vasta collezione, con il 95% dei generi conosciuti, ogni sede ha i suoi master pieces per la conservazione del nostro patrimonio botanico: semi o esemplari che permettono di sperimentare alle più varie latitudini, le specifiche condizioni di temperatura e di luce, di esaminare i periodi caratteristici di fioritura e riposo, di tutelare specie rare o in via di estinzione, alimentando un crescente, fondamentale, interesse per la biodiversità. Introduzione Chiunque entri in un Orto Botanico rimane colpito dall’infinita varietà di colori e profumi, attitudini e forme del mondo vegetale. Questo libro racconta la storia di una passione che ha spinto gli uomini verso spazi ignoti a esplorare le frontiere del sapere. Narra di come la scienza si sia evoluta cogliendo le leggi della natura, la tecnica applicata per condividerne le scoperte. Cristina Archinto con il suo lavoro di fotografa ci conduce in un viaggio negli Orti d’Europa alla ricerca del legame profondo che unisce le persone alla terra e fa dell’ambiente, un patrimonio di cui tutti dovremmo prenderci cura. Come sono nati gli Orti? Chi ne sono stati i veri protagonisti? E quali vicende ne hanno segnato lo sviluppo? Semplicisti rinascimentali che raccolgono erbe medicinali, avventurieri a caccia di piante nel Nuovo Mondo, naturaliste illuminate che erborizzano tra le campagne di casa: la botanica ha visto alternarsi scuole e scontrarsi rivalità ma è custodendone gli studi che gli Orti hanno allargato orizzonti e generato la pratica collaborativa, libera, ricca di apporti di vaste comunità con cui indagare gli ecosistemi. Si devono agli Orti i metodi per riprodurre e conservare gli strumenti per classificare, confrontare e divulgare conoscenze. Gli Orti hanno creato strutture per ospitare le specie esotiche, inventato biotopi per proteggere endemiche e minacciate. Nell’intreccio di verde, artifici e flora spontanea, ogni Orto ha realizzato un microcosmo unico che ha ispirato parchi e vivai, curiosità e ulteriori sperimentazioni; la cultura degli Orti ha così permeato anche la vita quotidiana e oggi affronta la sfida climatica, diffondendo un nuovo rispetto per la natura che ci circonda. Alessandra Valentinelli Indice Introduzione Orto Botanico di Padova - Alle origini degli Orti Orto Botanico di Amsterdam - Il Secolo d’Oro delle specie esotiche Jardin des Plantes - La Rivoluzione botanica Giardino Botanico di Madrid - Alla scoperta del Nuovo Mondo Orto Botanico di Roma - La bellezza della flora spontanea Kew Gardens - Il capolavoro delle Serre inglesi Giardino Botanico e Museo Botanico di Berlino - L'eredità di Linneo Giardini Botanici Hanbury - I Giardini del Grand Tour Giardino Botanico di Bruxelles-Meise - Orti e vivai Orto Botanico di Dublino - Il Cammino Verde, la natura tra passato e futuro Titolo: ORTI BOTANICI D'EUROPA Un viaggio tra storia, scienza e natura Autore: Cristina Archinto Testo: Alessandra Valentinelli Fotografie: Cristina Archinto Traduzione: Stefania Bellingardi Beale Testo: italiano e inglese Libro illustrato con 110 fotografie Formato 24 x 23 cm Numero di pagine 144, Copertina morbida con alette Confezione in brossura Costo 26.00€ Isbn: 979-12-200-6912-0 Vendita on line: Libreria Oolp Terrimago edition RECENSIONI Giardini in viaggio Viride blog
- Faggio
< Back Faggio Faggio Re della foresta, il Faggio domina i versanti calcarei, freschi e umidi appena oltre i limiti del Querceto, dove evolve in boschi puri, ricchissimi di fertile humus, alberi plurisecolari e biodiversità; selve montane da sempre poco accessibili, un tempo sfruttate per la produzione di carbonella ormai abbandonata, oggi riconosciute Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco presidiano le vetuste vestigia di un'inestimabile eredità ecologica e culturale. Link Previous Next
- Platano orientalis
< Back Platano orientalis Platano orientalis Il platano è una pianta longeva e di grandi dimensioni e gli esemplari più vecchi occasionalmente mostrano tronchi parzialmente scavati, con cavità che arrivano a dimensioni notevoli. Una leggenda narra che il console romano Licinio Muciano tenne un banchetto per 19 persone in un platano cavo della Licia. Il platano è da sempre immagine sia di saggezza che di bellezza. A Kos, in Grecia, c’è un Platano orientalis di circa 500 anni che si pensi sia nato da una talea dell’albero sotto il quale aveva scelto di insegnare il padre della medicina scientifica Ippocrate circa duemilaquattrocento anni fa. Invece nell’antica Roma il filosofo e naturalista Plinio il vecchio considerava il platano un rimedio utile per ustioni, morsi, punture, congelamento e infezioni. Link Previous Next








